ONLYFANS: il Mestiere più antico del mondo?

«Questo è un Mestiere da puttane».
Herbert Pagani. Punto fermo. Il PALCOSCENICO è [meglio: era] un Mestiere.
Tralasciando sacre prostituzioni; bibliche maddalene; mitologie e religioni: esigo RISPETTO per tutte le Professioni.
Lalun. Chi era costei? Non voglio menarvela con Kipling – VOGLIO menarvela con l’inquisizione bambina: «perché i miei piedi sono inutili [se] metrici, ma possono fruttare grana grazie a generosi ricchi podofili?».
Per me l’Abuso di Perversione rima con l’Abuso di Professione: son fors’io psichiatra? NO! Fors’io son bigotta? Uahuahuah! Da Metallara intono il SESSO – ma senza compromesso.
Mia Nonna Greca mi insegnò che i soldi facili siano le UNICHE risorse d’illusi incapaci.

(46) Jacopo Ratini – Ho Fatto I Soldi Facili – YouTube

«Questo è un Mestiere».
Possono – Penalista; Condominiale Amministratore; [ex] Editore e Cugino – irridermi perché io NON capisca come funzioni il mondo? [Riportando melmose e manose testuali parole di tutti], in ordine: «Cristoforetti sarebbe più ricca di grano e tempo libero se avesse una pagina web ove mostrarsi scollacciata, pagando a gradimento»; «esentasse e soltanto per mostrarti in topless come in spiaggia ecchettefrega!»; «sei vecchia ma ancora appetibile, se per malattia non puoi promuovere nuovo libro in giro, fatti fare foto nuda e poi ti posso vendere»; «Chicca, metti le foto dei piedi! Nessuno ti riconosce, ma ci paghi le bollette. Mezzo mondo ti ha vista nuda. Almeno fatti pagare, idiota!».

(46) Ciao Ciao (PARODIA by Gem Boy) – La Rappresentante di Lista – YouTube

«Questo è».
FANS = Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei.
Prima lezione di Lingua Inglese? Gli aggettivi in Inglese sono unici e NON presentano la forma del plurale, rimanendo invariati.
Non mi sposai a 27 anni e, chiaramente e chiaramante, non mi sposerò a 42 [per traumi MIEI considero il matrimonio una «forma di prostituzione socialmente legittimata e universalmente accettata che rigetto con ogni mia forza»].
Todopoderoso Aldo Busi, quando zampettavo soltanto 16 calendari sul callipigio, mi preconizzò io non fossi «Puttana abbastanza – per l’umanottera italiana Repubblica delle Lettere»: vantava, come sempre, ragione.
Mai sarò Puttana abbastanza; semplicemente: «PUTTANA sì – ma A MODO MIO».

(49) – HERBERT PAGANI – PALCOSCENICO – ( – RCA TPL1 1225 – 1976 – ) – FULL ALBUM – YouTube




OSSA CAVE: GINEVRA BALLATI e gli interrogativi Artistici [tra Campare e Campire]

1.      Piove sempre sul bugnato? Sembra refuso ma non è; vorresti e potresti [questa la domanda] esaltare τέχνη? Tu che creasti un nuovo pantone pittorico e spiegasti Keith Haring coi geroglifici: sapresti spiegare all’asilo perché Fontana sia Arte mentre sfregiare un pannello Ikea sia una patologia da psichiatria?

L’acquerello è una tecnica da pessimisti. Si lavora in negativo, dato che il punto di massima luce coincide con il bianco intoccato della carta. Quindi qualsiasi gesto, fosse anche per una singola velatura di colore, crea un abbassamento di luce, cioè un approssimarsi al buio. C’è poi il fatto che richieda velocità di esecuzione – specialmente nelle stagioni calde, quando letteralmente tutto evapora tra le mani e, al contempo, non permetta errori. La possibilità di recuperare un errore esteso è praticamente inesistente: si fa prima a imprecare, bruciare il foglio e poi imprecare di nuovo. Questo porta a mettere in conto [e nel costo] una certa percentuale inevitabile di insuccesso.

Sulla tecnica ho sempre cercato di investire, sia in termini di tempo, sia per quanto riguarda la scelta dei materiali. Quando la tecnica [intesa come insieme di gesti e conoscenze necessari e spogli: senza fronzoli, balletti e riverenze] è veramente assimilata diventa inconscia e tutta l’attenzione può concentrarsi sui contenuti. Detto meglio e più chiaramente: se non devi pensare a come muovere le mani – quello che nasce attraverso le mani è più probabile sia vitale e arrivi a comunicare quel che può.

Per ora il nuovo pantone mi elude, ma nel tempo la mia palette è cambiata e si è definita: un numero limitato di colori, alcuni toni che si chiamano l’un l’altro e che al momento mi suonano giusti. Ultimamente sono sorpresa dalla gamma dei rosa che fino a non molti anni fa, per me, era indigesta e impensabile.

Fontana si è dovuto inventare una lingua e un linguaggio perché la vecchia guardia gli stava stretta e non bastava più per ragionare col mondo nuovo e rinnovato dalla tecnica e dalla scienza [fine della parte rivolta all’Ipotetico Novenne]. Per rispondere al resto: Fontana ha dato il via ad una valanga semantica, volendo e dovendo esporsi alla nuova concezione di spazio e di cosmo ha deciso che servivano nuovi vocaboli e, con la consapevolezza dello specialista, si è messo ad aprire le tele con tagli e buchi. Ha creato fisicamente e chirurgicamente dei portali in modo che lo spazio e il tempo confluissero attraverso la superficie della tela.
È arte ed è genio perché si colloca saldamente nella sua epoca e da lì crea uno smottamento, permettendo un salto in avanti semiotico. Non so se i pannelli Ikea brutalizzati di cui parli si esprimano con la stessa potenza.

Grande ornitorinco celeste, 2022

2.     Dicotomizzi? Che ne pensi dell’Arte e dell’Artigianato? Riformulo: rispetti chi si definisca artigiano anziché artista? Umiltà o Mestiere? Narciso o Miserere? Scocca i Tuoi dardi, per piacere.

Rispetto tutti, basta che siano coerenti. L’artigiano produce cose fatte bene e le produce per vendere: servono, perciò, una certa serialità e la capacità di sottomettersi ad uno standard. L’artista – in teoria – dovrebbe esprimere [anche in senso evolutivo o involutivo] qualcosa di intimamente necessario, vendibile o meno che sia. Insisto sulla necessità, che è individuale e non sopprimibile, perché più ci rifletto e più mi pare un parametro di valutazione affidabile. È una spina non estraibile, l’artigiano puro non soffre spine del cranio viscerale.

Sul narcisismo si potrebbe aprire un capitolo a sé: c’è chi opera per costruire un monumento a sé stesso – e non dico sia sbagliato, ma personalmente sull’allungo lo trovo un po’ stancante, con un sottofondo di muffa e fanghiglia. Tra le varie categorie, che sono tante quanti i diversi modi di stare al mondo, c’è poi quella che a me interessa di più: chi opera come tramite tra quel che c’è e quel che potrebbe/dovrebbe essere. È un farsi medium per eccesso di empatia e il risultato si approssima all’annullamento.
Si prova ad esistere sotto altra forma identificandosi quasi completamente con il soggetto dell’immagine; è una specie di assenza da sé stessi in dosi omeopatiche.

Segale cornuta, 2022

3.     Senza diplomazia – quanto T’inalbera vedano, con sicumera snervante, Te nelle Tue Opere? Il Soggetto deve rispecchiare il Creatore? E se fosse l’Occhio? Metronomo Impalatore? Se fosse? 

Non mi crea irritazione, più che altro curiosità. Quello che creo parla quasi sempre di una parte di me, ma non è mai un autoritratto completo: non trovo interessante farmi un autoritratto, né un altarino. Sono piuttosto visioni parziali di vicende vissute, immaginate o proiettate e modi per essere altro da me pur mantenendo un nucleo fisso. Alla base c’è la necessità di trasformare quel che mi succede per spiegarmelo da punti di vista diversi e cercare di risolverlo in altro modo, in modo altro. O per esorcizzarlo, o per giocarci.

Quando chi guarda ci vede me e/o si vede rappresentato e raccontato – vuol dire che le immagini si sono attivate e hanno cominciato a creare echi e reazioni. Di qui in poi io ho finito: le immagini iniziano a parlare a modo loro e spesso a raccontare storie diverse a seconda di chi le interroga. È polisemia: se sono vive sono polisemiche.
È un meccanismo inquietante perché – a pensare il tutto razionalmente – in fondo si tratta soltanto di linea e colore su carta; è lo stesso meccanismo magico che mi rende sorpresa e grata, anche perché, ogni tanto le persone, trovano il tempo e la voglia di cercare un contatto. Ovviamente la gratitudine viene meno quando mi capitano tra le ali gli “psicoanalisti della domenica”, pronti a spiegarmi i miei processi mentali o i miei presunti traumi.

Nebula, 2021

4.     Campare e campire! La qualifica evade la bolletta? Più pragmatico: CENSURA – ora – FATTURA? Gridare allo scandalo pensi sia l’unico modo per vendere l’Artistico?

La qualifica e lo studio non evadono necessariamente la bolletta, ma ti permettono di soffrire in modo più completo e motivato, il che – è risaputo – fa tanto artista.
Nel mio caso le bollette sono evase principalmente attraverso altri lavori: progetti didattici e editoriali; illustrazioni; opere su commissione. Il difficile è tenere tutto in equilibrio, soprattutto il tempo da investire da una parte e dall’altra.

Gli scandali e i casi vendono, specialmente in un periodo in cui il prodotto funziona se è caricato in senso narrativo, se racconta una storia. Si tratta di avere la scaltrezza, le capacità [o un’agenzia di comunicazione sveglia] che consentano di costruire un megafono mediatico adatto – attorno all’opera e all’artista. Poi possono capitare gli involontari colpi di fortuna e la canea geniale che trasformano il chiacchiericcio in grande clamore per ben 48 ore. L’importante è averne coscienza per riuscire a valutare se sia mero marketing o se sotto, comunque, scintilli la forza della sostanza.

Esiste chi – per inclinazioni caratteriali, per ingenuità, o per ideologia – non riesce ad abbracciare questo meccanismo e si mette, più o meno volontariamente, da una parte a guardare: tale immobilità da statua giudicante favorisce la leggendaria leggerezza sul fronte quattrini e, per qualcuno, l’impagabile frisson della lamentela perpetua [per rispondere al tuo Miserere della seconda che hai detto, Quelo interrogativo].



Lord Nausea, 2021

5.     La Tua Arte è un ossimoro, uno sfottò; un chimerico acquerello – o l’insieme ibrido di questa scheletrica Cariatide che chiamano Vita?

La domanda è già una [molto lusinghiera, molto poetica, vagamente inibente] definizione.

Volendo entrare nel merito devo chiamare in causa le ragioni per cui creo immagini. Uno: perché ho bisogno di spiegarmi – e forse anche spiegare per vie indirette agli altri – alcune percezioni. E ho la necessità di farlo prendendo una strada che sfugga alla razionalità pura. In questo l’ossimoro si presta perché, per sua natura, annoda due opposti e li mette in risonanza per conflagrare due idee lontane generando significati nuovi. In sostanza: le immagini, per me, sono l’uscita di sicurezza dalle situazioni in cui il mio lato iper analitico tende a prendere il sopravvento, pretendendo di inchiodare, sezionare e catalogare qualsiasi esperienza in modalità cartesiana.

Due: per far convivere in modo tollerabile l’alto con il basso, il serio con lo humor, i vivi con i morti [la cariatide è cariata, era cariata fin dall’inizio]. È un modo molto dispendioso – in termini di tempo e scoramento – di gestire la cosa, ma per il momento non ho trovato strade alternative, almeno non praticabili sul lungo periodo.

Tre: per dare spazio ad un ripetuto atto di fiducia [direi fede, non fosse che il termine è per me problematico su vari fronti] che altrimenti non avrebbe spazio. Fiducia che quando ho a che fare con le persone è una conquista che, per ragioni strettamente biografiche, richiede fiumi di tempo, oceani di pazienza e – spesso – secca presto per incomprensioni. Fiducia che invece, quando si tratta di originare immagini, straripa da tutte le parti. E si ritorna all’ossimoro che mi abita e mi sostanzia: «tendono alla chiarità le cose oscure».

Stanza bianca, 2023


Ringraziando Ginevra Ballati per essere – Numinosa Artista che controbilancia [sì, continuerò usare Maiuscole; per etica e per estetica personali] Vi invito attuffarVi nel Suo pneumatico pluriverso pittorico per respirare Arte; per acquistare Arte e Vita: parola di Dainoraptor – dalle Ossa Cave.



In rete: OSSA CAVE ginevra ballati – ossa cave

Mockito ergo Zoom [Sukita Ginevra], 2023, divertissement di Dama Daino; scatti rubati [lodate la comprensiva e ancor più espressiva Ballati]

Zappa, il Fumetto

«Zappa sui piedi» è sempre questione di metri: chi tiene UNAMINCHIATANTA?
Bisogna saper battere. Gli accenti. Tonici e tonanti – Ciarallo e Truscia – orchestrarono la Nona Arte, ritmando i tempi del Mito senza tempo e dei tempi tutti. Confesso al Todopoderoso Sheik Yerbouti – la mia crisi [non soltanto anagrafica]: «devo davvero premettere chi Tu sia?» Continuamente costretta a spiegare mi riferisca a Ronnie James quando scrivo di Dio – mi regalò la Sindrome di Roemheld; ma son rassegnata a certa ignoranza. Pure: non sapere chi sia Frank Zappa rasenta l’amenza. Perfetto! Iniziare una recensione insultando il Lettore è davvero un bel colpo. Prosit! Brindiamo al quesito primo: «le recensioni servono davvero ai lettori»? In my heavy opinion: servono quando il libro è una chiavica [e, in passato, fui strapagata per confezionare supercazzola articolata per più di una ciofeca spacciata per letteratura]. Perché recensire un Capolavoro? Non lo capisco [ma io bevo forte e il mio neurone diplomatico è perennemente sbronzo]. Persi filo, al solito. Dicevamo, Arianna? «Zappa, il Fumetto» è un Capolavoro. E come lo promuovi un Capolavoro quand’è anche sinestetico? Non bisogna promuovere, ma naturalmente venerare; lasciandosi rapire dall’incanto e dal viaggio psicotropo senza sputtanarsi corpaccio. Sarebbe dunque cosa buona e giusta scrivere dell’Opera in parallelo tirando in ballo Winckelmann e Brinkmann? Sarebbe interessante discettare del 3D imaging e del colore primevo ridato alle statue esposte al MoMa in ardito confronto con cromia psichedelica e sintonia d’eccelsi contributi dell’Opera recensita? No, belin. Questa è Noia. E proprio questo è il punto: la Bellezza non annoia [questa la capirete tardi].


Ammorbare il Lettore compiacendo gli Artisti [e pure l’Editore] è fottuta perversione da Gotha e da Critica monotona. Zappa è l’enciclopedica spina irritativa – che contrasta ogni perbenista menata, qui esaltata da chi visceralmente Lo ama.

Morale della favola? «Accattati u parrapicca» [«Summer 82: When Zappa Came to Sicily» è documentario di Netflix che NEANCHE si avvicina alla competenza e alla conoscenza e alla preziosa testimonianza dell’OPERA qui esaltata].
Risi tanto per quella Zoccola Zappifera Iconoclasta di Ciarallo: si è divertito, pur facendosi incredibile mazzo tanto [senza farlo pesare], mischiando Titani e Antani [«in ginocchio da Te» lo capiremo in Tre… Come «in missione per conto Gail»; come…]



COME cantarne? Cestinai ogni pleonastico scriverne «come Professione richiede», perché? Perché vantate la soglia di attenzione di un pesce pagliaccio [non importa si tratti di una Graphicnovel o di una multa: il contemporaneo NON vanta pazienza]. Sapete, dunque, quale sia la recensione migliore?

– Dama, hai letto qualcosa di veramente valido ultimamente?
– Andrea caro, di Autori ancora in questa dimensione?
– So di chiederti l’improbabile, eheheh!
– Frank Zappa, il Fumetto.
– Grazie. Mi fiondo ad acquistarlo.


Questo è. Se NON lo acquistate siete dei fighetti [e capirete dopo le citazioni e le indoli].


«L’informazione NON è conoscenza».


[DEVI USARE UN POLLO per misurarla

DEVI USARE UN DAINO per cazzeggiarla.

DEVI ESSERE: ANIMALE.

Per scriverLA e per ConcertarLA].
Per VenderLa?

[Non bastano titoli o titolati: servono ATTRIBUTI]


Zappa, il Fumetto; Edizioni Paginauno; 2022

L’OSTERIA SCOSTUMATA

All’Osteria degli Alfabeti
tutti quanti son Poeti,
gran profeti di stocazzo
vanno a capo per sollazzo…

FRASTIMA ben Belina
FRASTIMA ben belan!

All’Osteria dei Metrimosci:
dicon tutti «lo conosci?»
Voi citate il buon Kieślowski 
Noi brindiamo col Negrosky!

FRASTIMA ben Belina
FRASTIMA ben belan.

All’Osteria delli Sticazzi
diamo botte ai poetazzi;
per far fesso chi li loda
farsi filtri – è pura posa

FRASTIMA ben Belina
FRASTIMA ben belan!

All’Osteria degli Esegeti
fan proclami con i Peti!
Grandi guru di ‘stafava
io ricordo chi chiavava…

FRASTIMA ben Belina
FRASTIMA ben belan!

All’Osteria dei più sinceri?
Siamo tutti giocolieri:
rime in rosa non vogliamo
e con Lemmy ci seghiamo:
 
FOTTILI ben – Belina,
FOTTILI Ben – belan!

[Dama Daino, con la Sarda e sonora e spolmonata partecipazione di: Marcello Ferrau]

Viola Amarelli: L’indifferenziata e il Gran Rifiuto

«ATTENZIONE! Questa non è una recensione! Ripeto: questa NON è una recensione!»

Mantenete la posizione e prestate orecchio [clinico e cinico] al Coro che Opera: L’Indifferenziata rifiuta e riforma, riformula il fiato e rifila la rumenta che ci accorpa e ci accoppa. Ricordate il detto? «Si legge bene sol quel è scritto meglio»; ecco: un Libro che si legge cantando [e sùbito mi scuso per l’uso delle Maiuscole che Viola Amarelli evita per un preciso potente pareggiare, non solo i conti – ma soprattutto i margini, in questa vita *a bandiera*].

   Cantando, si principiava; cantando sì – perché Viola Amarelli è Librettista e Direttrice della Matematica che Orchestra il verso/vertice di una Parabola: liturgia e letania del puntozero, vangelo del Metro-politano; Metro-poliziano.

In principio fu il Titolo e il sorriso infantile di chi dileggia perfino Eugenio e Alberto: Montale e Moravia [tra Indifferenti e indifferenza] certo riecheggiano nel timpano logoro del letterato, ma la memoria ghiottona d’una bimba belina – *presentì* i Gem Boy e il loro album Internettezza urbana; preconizzando codice binario che regola il Volume [lei prende i pensieri, li spezzetta, li raggela/e poi li e-dita; computer quantistici; il robot, pokemon, segnale, non c’è recettore/stiamo crittografando per voi; …]    


*

il mondo, un codice binario

*

Algoritmi dell’animaccia meccanica quotidiana, archeoanfibologia in mistica melodica metafora, lontana dai poeti *struzzi*, Amarelli rima con Rosselli – per la Serie Ospedaliera: arterie bloccate [*ci scusiamo per il disagio*] in un mondo all’ingrosso che gronda grasso in un pianeta ammalato destinato al collasso; globo affamato tra tende di tettoie [che fine ha fatto il cibo].

Viola Cantore sull’orlo di un precipizio ci invita adesso a giocare [Bist Du Bei Mir] tra traumi e tautogrammi: polifonica parata di piranha pialla – fratture reali; pericarpi e peristalsi; bulimia e catalisi di un’anabasi che spolmona anche quando muta [l’atroce, la chiamano vita/quest’afona voce].

Lo Sparito incalza, infilza in cranio il vessillo del carname provato; carcame mammifero che s’accorda ancorché scordato, immemore del tempo: i verbi all’infinito sono dispotica certezza per la razza/non schiatta, schiattiglia – diluita come orrida birra annacquata. Ritma, tuttavia, poderosa la speranza guerriera – tra consapevolezza e rassegnazione – in forte spirito animale, quando tutto ci sbrana: il mulo paziente pensa alla napoletana e pianissimo passa/pianissimo lascia. La scia è fine di lucertola [la coda ricresce, il neurone si strozza]; in un bestiario triste [no, nessuna fenice], ma consolatorio: nella mostra *canina* ch’azzanna ch’azzarda ch’azzera – restano la balena, il drago, il sauro, il daino [zompetto e paupulo] contro ogni tradimento giacché forse l’unico Mulino che possiamo ancora combattere è quello Bianco.


Signora dei serpenti, Matre matrice – L’Indifferenziata è Multiverso gravido: discolpando il Capro, ripartendo da Capo, scrollando la polvere di quest’acaro nudo che chiamiamo Uomo.  

«l’elenco anodino della spesa con riportate tutte le indicazioni

ed etichettature, rimodulate in forma clamans sottotensiva e

asindetica, in tono abstract for call papers, si sottopone a

peer review, della serie infinita leggetevelo voi e gli intimi

nemici»

L’indifferenziata di Viola Amarelli; Seri Editore; Le piume; 2020

PREMIO PUNKARELLA

«Ancora non hai capito con che cosa hai a che fare, vero? Un organismo perfetto. La sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità».

La partenogenesi di Punkarella è propria, è altra, aliena perché spesso avversa all’etica e all’estetica comuni. Glittica e lapidaria, come un Orologiaio mistico, specialista del Tempo – Punkarella ricerca i guasti del sistema, senza curarsi dei gusti imposti da meccaniche banali. Insofferente alle etichette [ma Regina di Spade] affila la lama del Suo percepire il Multiverso – sputando in fronte alla logica perbenista e consolatoria. Gioielliere evocato da Lovecraft, Punkarella mitizza il quotidiano con l’occhio cecchino di un «chirurgo niellatore»: sezionando l’atrio ventricolare veicola la musica concreta di un cardio che diventa amuleto alchemico [«de’monili far pompa» ricorda Manzoni], elevando a potenza sensi e doppi sensi.

Punkardio

Tra tassonomia e tassidermia, ogni Opera di Punkarella è chirurgica Arte combinatoria per mappare organi e materiali; resina e gesso; Carta Forbice Sasso [Lizard Spock e Morra per Moire, santissimo Nerdìo!], anagrammando lettere e amalgamando lingue – genera manufatti che rigenerano: enigmi da risolvere a piacere grazie all’eco del vissuto personale e specifico [l’ingranaggio della solitudine creativa è pura potenza che nulla spiega ma tutto dispiega, lasciando liberi di interpretare «a soggetto» ogni Suo «progetto tentacolare».

Ftaghn

Egitto

Love

Vessillo in cranio, tra stregoneria e pirateria, Punkarella capovolge e ribalta ogni dettame scholastico in un Sottosopra salvifico e catartico: l’Humor nero sposa la tenerezza del Fanciullino, risvegliando l’alcolico armamentario archetipico in un brutale bellissimo bordello citazionistico [sapientemente gestito]. Vale a dire? Salvador Dalí s’appolpetta con Hans Ruedi Giger; Antoni Tàpies s’erge nell’abbraccio con Carlo Rambaldi – e l’effetto scenico è scenografico capolavoro sinestetico.

Trittico

Generosa gitana giramondo, tra Jill di Immortel [ad vitam] e Ransie Lupescu, Arale e Lamù – la «Galassiochiomuta» Anima Artista e Artigiana – è tanto sincera quanto schiva: quasi a scusarsi della Sua eccellenza, raramente paupula o si pubblicizza parassitando il prossimo [mai sfrutta nomi noti, inclusa figlia di Kubrick, che sfoggiano i Suoi monili magnifici e magnetici] e anche per questo, in paradossale uroborico agire… Sono lieta conferire il «Premio Punkarella» a Punkarella, unico presente che c’infutura – donandoci la gioia di poter acquistare e conquistare la gioia e, finalmente, godercela.
Per quanto inquietante sia.

Sarah

«Coffee teeth and a cigarette heart for SALE»
[You Am I; punkarella per Punkarella]

https://www.facebook.com/laPunkarella/

Info: sarahlovett78@gmail.com

Mitili, militi, limiti [o: 56 sfumature di Corsi]

«Vivo lungo il film dell’erosione»
piramide-di-maslow

E potrei e dovrei spiegarVi perché – Roberto Rossi Corsi – sia puro poeta perverso grazie a questo diabolico esempio; ma non lo farò! Perché? Il recensore è mediatore? Lo stesso autore si lamentò: «mi annoio io leggendo le recensioni degli altri, figuriamoci il lettore». Taglia corto! Riassumi! Mira al cuore Ramon! Veloce e violento. Fast and Furious? Amami Alfredo: dimmi cosa esiga puntozero – e tenterò travestirmi da fottuto Figaro. Barba e capelli; cozze e bargigli. Dal pianeta alopecia proietta per impetrare l’impempare da imparare.

 

  • Un tram che si chiama Austostima

«ora hai solo da piangerti addosso fino all’ultima impepata». Sì, è Lui: The Great Pretender! L’autore dissimula, dribbla, dileggia. L’autore diverte. Etimologicamente. Chiede approvazione ostentando rassegnazione nell’immortale mortale bisogno di forza. La sua maschera salmastra recita e cataloga le paure che non prevedono terapie: «Odio la persistenza del perdente. Mi odio». Quale rimedio?
Logorati dal delirio borghese? Dai blog, dai follower? Sopporta la frattura della vertebra sociale «Ma versami da bere».

  • Mary Pop-Pins

«fiorentinmilanesparmigianreggianpratesi». Perfido Lui o Voi? Metrica? Quale metrica? Gobba? Quale gobba? Conclamato tributo: «supercalifragilistichespiralidoso». Corsi vanta polmoni a libro e sfida fiato del fortunato uditore per testarne abilità oratorie

  • Il Nome della Tosa

«ed è già in vista, incontrastata da slanci, la nemesi della battigia»: battaglia della carne, l’autore conta le cicatrici. I «battesimi del corpo» non santificano e cerca rendersi insensibile per poi tornare a gridare «anch’io ho amato». Sugo e respiro: campionato dell’ingoio [rospo non digerito: è un Do senza Ut. Spartito della solitudine. E «i corpi avuti/sbattono su mutamenti o anoressie». Fame. Note le bestie del «chiagne e fotte, ingoia e monetizza l’emiliana…»]. Il sesso è un organo, come lo stomaco

  • Non ci resta che scrivere

«(nessuno sa fare il nessuno quanto me)»: Roberto provoca perché Corsi protesta, nudo di gilda; s’allontana dalla pratica di Pulcinella: «Cari tutti/ io mi sono fermato, ho ruminato a lungo i versi imparando/a vararli da solo, danzando smorzando il silenzio degli altéri. E ho visto negli occhi/di chi non ha saputo dir basta, scialando assegni a quattro zeri per proclamarsi/e farsi proclamare poeta, il lampo del dubbio d’irrilevanza, come esantema/improvviso in vecchiaia: non è cosa da augurare».

Gavetta, gavotta e poi gaviota: con un colpo d’ala e da maestro imbecca chi cerca risposta dai poeti riconosciuti: Ctenoforo muove tentacolo meglio di Mamma Azienda. Pay to play? No pain – no gain. Fuggite, schiocchi! Fuggite sciocchi: sale sulle ferite «[…] ancora speravo di essere diverso./Invece libro dopo libro si mostra la mia vita non vita/di comunista con la liretta che si sciacqua la coscienza col bidet dei saggi di storia». Morale della storia? Non possiamo giustificare la nostra masturbazione informatica se l’Opera non controbilancia.

  • Io, il Valzer e l’Oscuro

Il Signor 56 cozze vanta anche 15 palle: ritmica brama è stecca. Suona, sa, simula. Corsi vola basso e schiva il sasso – con nonchalance – inocula Who su spartito medievista; ingoliarda Classica Fuga per filosofica schitarrata, senza pretendere lettore capisca – ma almeno intuisca. «Sii deciso o sei perduto»: Be Quick or Be Dead!

 

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«La mia
Zihuatanejo»
is the new
«
Chiamatemi Ismaele»

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[Roberto R. Corsi, Cinquantaseicozze; Italic; Ancona; 2015; poesia Mitileuropea]

Ping pong poetry: John Elle, Masini e Metallica

Metallaro, rimembri ancora quel tempo della Tua vita borchiata, quando Masini traduceva Metallica?
Operando sfrontata PING PONG POETRY: John Elle traduce Masini che *tradusse* [insomma… Ecco, sì! Ci siamo capiti] Jimbo.
Come non amarLo?

A’ FREGNA CHE TE CECA

Ao’ che dovemo fa’?
Tre ore che stamo qua
insomma te voi sbriga’
A’ fregna che te ceca.

Lo vedi, se sta’ a spoja’
movite, che stai a fa?
stai ancora a tergiversa’,
ma falla finita!

Da lì nun te movi più
sei un ciocco de legno, tu
in faccia te sta’ arriva’
A’ fregna che te ceca

Ma sentime n’attimo tu
Ma il cazzo ce l’hai o no?
me sa’ de no

Mo’ je parli pure de tu zia
metti ansia e se ne va via
ma famme la cortesia…
A’ fregna che te ceca

Da lì nun te movi più
A’ Masini sei scemo tu
e tirate n’attimo su
A’ fregna che te ceca

E qui ce stamo pure noi
Ce l’hai fatti a brandelli ormai
E movite un po’ de più
“Voglio il tempo che non ho”
n’arto po, si…

Ao’ che dovemo fa’?
Tre ore che stamo qua
S’è rivestita e se ne sta anna’
A’ fregna che te ceca.

[In attesa qualcuno vocalizzi capolavoro Elliano – Pap3ro come chiosa/chiusa]

OGGI CHE PROSO QUESTI VERSI

Pietra nera sopra una pietra bianca

Morirò a Parigi durante un acquazzone,
un giorno di cui ho già il ricordo.
Morirò a Parigi – e non mi vergogno –
forse un giovedì, come oggi, d’autunno.

Giovedì sarà, perchè oggi, giovedì, che proso
questi versi, gli omeri ho indossato
alla buona e, mai come oggi, son tornato,
con tutta la mia strada, a vedermi solo.

César Vallejo è morto, lo picchiavano
tutti senza che lui facesse loro nulla;
gliele davano sode con un bastone e sode

anche con una corda; son testimoni
i giorni giovedì e le ossa omeri,
la solitudine, la pioggia, le strade…

[C.V.]

*Non piangere: non è il tuo destino, se non pretendi [anche tu!] di scrivere.

Si è meno soli quando bastano i corpi: la carne, la crosta, la camera…

I colleghi – che uno scrittore non ha*


[C.D.]

http://totanisognanti.blogspot.it/2013/04/siamo-soli-moriro-parigi-di-chiara.html

E Dama

ringrazia – ritorna – rimanda

[*TUTTO A DOMANI*]

BALLO PER DAMA [di Vicky Rubini]

… And suddenly know the reason I’m here
I’m here for a smile on a young honest face
a smile I will borrow
a smile I will keep
for the night I’ll row

into the black darkest deep

[Enrico Gaibazzi]

 

BALLO PER DAMA
[Testo, Voce, Musiche – di Vicky Rubini.
E Shiva danza e Dama ringrazia]

Ti ho conosciuta per caso e poesia
giri di vite, compagni di via…
Ti ho conosciuta dall’altro capo del mondo,
borchie e metallo sono scudo
di un cuore profondo.

Ho letto i Tuoi libri, ho letto le Tue poesie
e quanto vorrei vi assomigliassero le mie:
sei la Resistenza dell’Arte italiana
non succhi scorciatoie, non giochi alla puttana!

Dama, la scacchiera è pronta
muovi il Tuo cavallo e lascia la Tua impronta
su di noi, Dama, Tu che puoi
brilla la Tua stella tra quella degli eroi.

E se un giorno Ti manca il coraggio
sta arrivando un paesaggio migliore,
se conti le ore, se conti quanto resta
stacca l’orologio, Dama, alza la testa!

Tempo tiranno, tempo cattivo
tempo se soffro so almeno che vivo
e se Ti accorgi di avere paura
di tutte le minchie la vita è più dura!

[Ritornello]

***
E se un giorno Ti chiedi perché…

Chi Ti vuol bene è sempre con Te

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