BALLO PER DAMA [di Vicky Rubini]

… And suddenly know the reason I’m here
I’m here for a smile on a young honest face
a smile I will borrow
a smile I will keep
for the night I’ll row

into the black darkest deep

[Enrico Gaibazzi]

 

BALLO PER DAMA
[Testo, Voce, Musiche – di Vicky Rubini.
E Shiva danza e Dama ringrazia]

Ti ho conosciuta per caso e poesia
giri di vite, compagni di via…
Ti ho conosciuta dall’altro capo del mondo,
borchie e metallo sono scudo
di un cuore profondo.

Ho letto i Tuoi libri, ho letto le Tue poesie
e quanto vorrei vi assomigliassero le mie:
sei la Resistenza dell’Arte italiana
non succhi scorciatoie, non giochi alla puttana!

Dama, la scacchiera è pronta
muovi il Tuo cavallo e lascia la Tua impronta
su di noi, Dama, Tu che puoi
brilla la Tua stella tra quella degli eroi.

E se un giorno Ti manca il coraggio
sta arrivando un paesaggio migliore,
se conti le ore, se conti quanto resta
stacca l’orologio, Dama, alza la testa!

Tempo tiranno, tempo cattivo
tempo se soffro so almeno che vivo
e se Ti accorgi di avere paura
di tutte le minchie la vita è più dura!

[Ritornello]

***
E se un giorno Ti chiedi perché…

Chi Ti vuol bene è sempre con Te

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METALLIRICA

Daino ritratta da Tran Quang Hai

Daino ritratta da Tran Quang Hai

Gli stretti rapporti
tra poesia e heavy metal

MONFALCONE. Spesso nei festival di poesia e di scrittura ci si dimentica di quella parte di pubblico che invece dovrebbe ricoprire più importanza perché rappresenta il futuro: gli studenti, cioè quella parte di società su cui ricadranno e stanno già ricadendo le scelte politiche e sociali di oggi. La direzione artistica di Aboslute (Young) poetry ha avuto il merito di ricordarselo, inserendo tra le iniziative anche l’ Abosolute (Young) sKoll formato da tre incontri in diversi istituti superiori, il primo dei quali ha avuto luogo al liceo scientifico e classico Michelangelo Buonarroti di Monfalcone.

Tema dell’incontro Poesia e musica Heavy metal in cui una magistrale Chiara Daino poetessa e attrice, si è confrontata con i ragazzi di alcune classi superiori sul ruolo della musica (in particolare l’heavy metal) nella traduzione e poi nella trasmissione del messaggio di quei poeti che a scuola vengono insegnati e affrontati in modo convenzionale, senza dare seguito a un “reale spazio di riflessione”. Percorrendo questa idea, la giovane scrittrice (ventotto anni) ha presentato una serie di video con oggetto alcune classiche lezioni universitarie su alcune poesie e canti famosi (dall’Inferno Dantesco, alle poesie di Baudlaire, da Tasso a Pessoa) per poi metterli a confronto, attraverso l’ascolto del riadattamento in musica della stessa poesia, con alcuni video di gruppi della scena musicale internazionale Heavy metal (Metallica, Sepoltura, Motorhead), dimostrando come la musica heavy metal riesca molto più della scuola a trasmettere la cultura e la grandezza dei poeti studiati.

Secondo la poetessa, infatti, arrivare oggi ai giovani è difficile: le cause vanno cercate nella presenza di una barriera enorme tra gli studenti e i professori e nello stesso modo di insegnare da parte dei docenti che, senza cadere in generalizzazioni, dimenticano spesso che oltre spiegare la classica interpretazione di una poesia, dovrebbero riportare anche il potenziale espressivo delle parole: il suono, le emozioni, i sentimenti, la rabbia e il contenuto politico. Secondo la Daino, infatti, oggi la maggior parte dei ragazzi sta perdendo di vista tutto questo, complici in questo mass media e istituzioni, per rincorrere sogni e interessi sterili come quello di fare la velina o il calciatore, accettando tutto ciò che viene proposto senza reagire. «Siete una generazione che ha avuto tutto il superfluo, ma non il necessario. Vi stanno lobotomizzando facendovi credere che c’è sempre un lieto fine, che la massima aspirazione letteraria è Moccia e la musica migliore è quella Gigi D’alessio, vi stanno facendo violenza, togliendo lo spazio per rielaborare e reagire», spiega la poetessa. «Invece, la poesia (da quella contenuta in un libro o a quella racchiusa dentro una canzone) è dare voce a un sentire forte, è comunicazione di una rabbia che deve arrivare soprattutto ai giovani, altrimenti perde di significato, perché la poesia è amore del donare, di arrivare, di cambiare ciò che c’è di sbagliato nel mondo. La poesia è politica e una poesia che non è rivolta al sociale è terribile». A intervenire durante l’incontro anche un coinvolgente Lello Voce, direttore artistico del festival e docente di lettere: «Io e Chiara siamo al completo opposto nella preferenza di generi musicali, lei ascolta e diffonde il metal, io il rap, ma su un fatto fondamentale siamo sulla stessa lunghezza di pensiero. L’arte è assunzione di responsabilità civile e politica. La stessa scelta di portare oggi qui una scrittrice dai colori e toni così forti in un’istituzione scolastica è rischiare, è fare una precisa scelta politica».

A intervenire anche gli studenti: «Non siamo tutti così, siamo capaci di riflettere, purtroppo la maggior parte di noi non è capace o non vuole avere uno spirito critico. Non possiamo essere tutti perfetti e non possiamo risolvere e cambiare le cose». «Noi non possiamo cambiare il mondo con un clic, non possiamo fare nulla direttamente per l’Africa, o per qualsiasi altro problema sociale di ampia portata – risponde ai ragazzi la scrittrice – ma il cambiamento avviene nello spazio di un metro quadro, bisogna migliorare la mattonella, non accettare passivamente le cose. Bisogna reagire, la reazione è già un fatto politico di per sé. In questo siete perfetti, anche partendo dall’incontro di oggi, in cui ci siamo arricchiti a vicenda. È anche con le parole, con la cultura, e quindi anche con la poesia che si dà uno strumento per reagire alle persone di fronte alla violenza, soprattutto dei mass-media, a cui sono sottoposte quotidianamente».

Caterina Zanella

(11 ottobre 2009)

http://messaggeroveneto.gelocal.it/dettaglio/gli-stretti-rapporti-tra-poesia-e-heavy-metal/1745899

Nel grazie, a tutti

My best growls

http://metaliteracy.wordpress.com/about/

POETRY SLAM [MAI STATA COSì CHIARA!]

Ora posso. Ora rilasso [il mio fegato grosso, il mio stomaco sgombro]. Ora mi stuzzicadento le zanne. Ora: la mia vita non è mai stata così Chiara [come dedicò l’hip-hop di un Amore Passato, come non ti dimentico – anche per quei Two Fingerz offerti alla fanatica metallara metallifera: in fondo non hanno più suono quelle Due Dita in gola… E lo sai: questo è il mio saluto per te]. Ora: è passato. Anche il Palco del Poetry Slam. E ora ti dico perché. Nel nome del Padre. Perché ero su quel Palco. Nel nome del Padre. Perché era in platea, perché era parte del pubblico. Mio Padre. Nel nome che mi cognoma. E mi consuma. Dimostrare: di essere. Degna di lui. Orgoglio, per lui. Nel nome del Padre che non c’era [mai]. Ma Milano è Grande. E la piccola Dama patologica era faccia tra le facce – sul giornale. E la Dama problematica era foto [segnaletica/segnalata] sul settimanale letto nello studio [medico] di suo Padre. Nel nome di chi: l’ho portato il mio residuo, i miei respiri – epatopatici – nei lidi milanesi. Nel nome del Padre. E ho pregato: era troppo presto. E lo sapevo. Era poco dopo il mio “mancato decesso”, dopo il frullato di fegato. Dopo il “Giallo di Dio”, dopo il canto di Vincent che taglia l’orecchio l’occhio occluso, nell’incubo anteriore, postribolo di postumi. Nel nome del Padre. E quanto non dormire e tutto quel tremare di gambe [che neanche nelle nebbie degli anni – nel quando fu: debutto] e mani e muscoli e nevrosi. Nel nome del Padre. Smettere di bere e sostituire Cuba a Caffè, Red Russian a Red Bull. El tun tun de mi corazón: mi alleno all’infarto che centimetro/centellino che causa l’ennesima cuccuma, complice e carnefice. Cavo calorie. Nel nome del Padre. E benedire l’Umanità Poetica [Unica Preziosa poesia-in-atto: un abbraccio vero, vivo – dei tanti, di quelli che. Porto di grazia. E lo sanno]. E maledire malelingue salottiere, al solito: ingoio. Nel nome del Padre. E presto ogni sputo troverà il tragitto più tosto, ratto per risalire dalla Tonaca [mucosa] alla Trachea [tronca il triangolo, la piramide del putrido pettegolezzo/parolezzo/paroressia!]. Vecchia novena. Nel nome del Padre. Coccolo l’enfisema con tabacco – secco in gola. Nel nome del Padre. Sgrano grazie che non ho reso a pieni polmoni e stendo per scritto: e non elenco. Voi eravate [lì] e siete [qui]: nell’ancora dell’anima. Nel nome del Padre. Stanca di sgranare, di scommettere: quanti giri di carte, di quadrante – mancano prima che. La clessidra capovolta consunta curata cassata. Nel nome del Padre. A voci spente. Arriva, alla fine, arriva Artaud e ritorno da dove sono partita. Da Genova, da dovunque. Che comunque resto nei miei doppi, nei miei multipli nei miei alteri, che comunque resto da sola e resto solo io: mio padre, mia madre, mia figlia, mio marito. Ecatombe di famiglia. Infine arriva anche Godot, nell’Assurdo che ora è: Assoluto. Il corpo sciolto è uno – e non devo. Non più. Dimostrare. La mia molta merca.
Fine dei giorni/dei giochi astemi! Cameriere, un altro Daiquiri, per favore! In nomine Patris et fillii et Spiritus Sancti.

Amen

 

MILANORESSICA I

[la protesta dello stomaco] 

 

 

No! Milano! Non dico! Dico dimentico! No! Milano, No! Non mi presento! Non io, non mi fermo a pranzo!
Non placo non poeto non politico! No! Milano! Non fanatico forse farnetico! forse non dico se taccio l’arma l’amara l’impresa la pratica trita di cavallier di coppe+moneta? No! Milano, non tocca! Non tocco, ti succhio! alla goccia!
Ti dico: son qui! chi è là? Belva che passa spoglia carcassa ti fissa, processa: sono la Fiera di Milano! Ti chiamo, ti cerco [e+ti trovo!], sono la tua Fiera il tuo verme – il tuo demone, detta la Bestia detta la Fiera, sono le tue tre teste, le tue tre gole, una mangia una mastica l’ultima sputa! E poi? Si regola, vomita tutta la verità!
no Milano, stai ferma! Spegni le voci e ascolta!
Milano agita, Milano agìta, Milano infetta: quale bocca spalanca? Milano la vedi, Milano è la punta del Duomo è la, quella piccola Dama che prega – ti piaga! Milano: nuda la gola! o caga la favola! la parola Diavola! intona la facciata? Mi faccio schifo per quanto ti amo, ma tanto ti vedo! vedo tutti i miei fratelli, ciglia e flagelli, pelle+ossa senza più sesso. Invidia degli angeli e cena di carnefici! Un brindisi! Ai riti! O stillicidi! Ai tuoi rifiuti, ai figli fragili, mai così deboli [come li credi e non ci credi – ti ostini! sono tutti scelti i nostri suicidi tutte scelte le nostre rivolte/ribalte di stomaco/di panico!]
ti dico non vedi morti lenti non vedi, i cappi in casa, non vedi i tuoi +muri miopi muti come mummie come le mamme mute di serpente misere mamme tossiche mamme di plastiche mamme di bisturi mamme mignatte mamme meschine ipocrite maledite(!) la moda(?), le perle dei porci papà paupula papà predica papà in poltrona papà pappagalla papà parla papà papponi papà perduti peni papà penati papà e quali presenti papà?, quali padri presenti, padri padroni di Milano tra palanche e panchine muore il piccolo popolo delle piccole pietre! porta il chiodo, porta la croce porta la peste porta paura. Perché piangi? Non mangi? Mi mangi? Mi stupri e non vedi –  nei tuoi salotti buoni: a Milano si muore bene. Nel cesso di lusso………………………………………………………………
Milano io sono l’assassino che ti complica la domanda e non ti
Risparmia la risposta: la fiera è nuda si vede nuda senza veste
la lama, la cicatrice – Milano – è cornice è grande la presa per
le pupille. E in casa? Dimmi, Milano: Dormi? / Vivi? / Ignori! /
giudici! Siete sazi? Mai stanchi! voi santi voi satiri che ci fate
a pezzi e i cocci sono qui – candide carogne di figlie e figli –
destini dannati e detriti, delle tue violenze velate e impunite.
Non sono qui per farti piacere
non sono qui per farmi volere BENE Milano fammi il favore: dormi
continua a dormire! Sonni – sonniferi di santi sicari silenti – spegni
le mie sibilanti. E SPIRA! Non dico a te. Non dico per te. No Milano
Io non vinco. No Milano, pure tu: hai perso! Fine dei giochi.
Attenta a te, Milano, attenta tu che tenti di truccare i teschi!
Attenta tu che attacchi tacchi, attenta ai tacchi che attacchi!
Io sono la Fiera – che attacca! NON baratto e – ti tarocco la meccanica
TIChe te TAChet e attenta il tempo termina e il passo è pendola è traccia
attenta a te! a chi attacca a chi sfregia – in segna – la tacca
su tutti i tombali
odiaci tutti
! Chi sono i cattivi? attenti a tutti per tutti – i figli
che attacchi, che appendi, confondi / e  / costringi / nella teca
di una fossa attenta! Milano! Allo scalo che attracchi alla Fiera
che ti scavi la fossa che ti scavo il cranio,
e+col tacco a spillo, ti sfondo il – CUore!

 

[ 2.53” netti! Tutta Tecnica. Thanatos too!

Youthanasia: Ars Moriendi!]

 

Chiara Daino

[ Ora = Prega! ]

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