POETRY SLAM [MAI STATA COSì CHIARA!]

Ora posso. Ora rilasso [il mio fegato grosso, il mio stomaco sgombro]. Ora mi stuzzicadento le zanne. Ora: la mia vita non è mai stata così Chiara [come dedicò l’hip-hop di un Amore Passato, come non ti dimentico – anche per quei Two Fingerz offerti alla fanatica metallara metallifera: in fondo non hanno più suono quelle Due Dita in gola… E lo sai: questo è il mio saluto per te]. Ora: è passato. Anche il Palco del Poetry Slam. E ora ti dico perché. Nel nome del Padre. Perché ero su quel Palco. Nel nome del Padre. Perché era in platea, perché era parte del pubblico. Mio Padre. Nel nome che mi cognoma. E mi consuma. Dimostrare: di essere. Degna di lui. Orgoglio, per lui. Nel nome del Padre che non c’era [mai]. Ma Milano è Grande. E la piccola Dama patologica era faccia tra le facce – sul giornale. E la Dama problematica era foto [segnaletica/segnalata] sul settimanale letto nello studio [medico] di suo Padre. Nel nome di chi: l’ho portato il mio residuo, i miei respiri – epatopatici – nei lidi milanesi. Nel nome del Padre. E ho pregato: era troppo presto. E lo sapevo. Era poco dopo il mio “mancato decesso”, dopo il frullato di fegato. Dopo il “Giallo di Dio”, dopo il canto di Vincent che taglia l’orecchio l’occhio occluso, nell’incubo anteriore, postribolo di postumi. Nel nome del Padre. E quanto non dormire e tutto quel tremare di gambe [che neanche nelle nebbie degli anni – nel quando fu: debutto] e mani e muscoli e nevrosi. Nel nome del Padre. Smettere di bere e sostituire Cuba a Caffè, Red Russian a Red Bull. El tun tun de mi corazón: mi alleno all’infarto che centimetro/centellino che causa l’ennesima cuccuma, complice e carnefice. Cavo calorie. Nel nome del Padre. E benedire l’Umanità Poetica [Unica Preziosa poesia-in-atto: un abbraccio vero, vivo – dei tanti, di quelli che. Porto di grazia. E lo sanno]. E maledire malelingue salottiere, al solito: ingoio. Nel nome del Padre. E presto ogni sputo troverà il tragitto più tosto, ratto per risalire dalla Tonaca [mucosa] alla Trachea [tronca il triangolo, la piramide del putrido pettegolezzo/parolezzo/paroressia!]. Vecchia novena. Nel nome del Padre. Coccolo l’enfisema con tabacco – secco in gola. Nel nome del Padre. Sgrano grazie che non ho reso a pieni polmoni e stendo per scritto: e non elenco. Voi eravate [lì] e siete [qui]: nell’ancora dell’anima. Nel nome del Padre. Stanca di sgranare, di scommettere: quanti giri di carte, di quadrante – mancano prima che. La clessidra capovolta consunta curata cassata. Nel nome del Padre. A voci spente. Arriva, alla fine, arriva Artaud e ritorno da dove sono partita. Da Genova, da dovunque. Che comunque resto nei miei doppi, nei miei multipli nei miei alteri, che comunque resto da sola e resto solo io: mio padre, mia madre, mia figlia, mio marito. Ecatombe di famiglia. Infine arriva anche Godot, nell’Assurdo che ora è: Assoluto. Il corpo sciolto è uno – e non devo. Non più. Dimostrare. La mia molta merca.
Fine dei giorni/dei giochi astemi! Cameriere, un altro Daiquiri, per favore! In nomine Patris et fillii et Spiritus Sancti.

Amen

 

MILANORESSICA I

[la protesta dello stomaco] 

 

 

No! Milano! Non dico! Dico dimentico! No! Milano, No! Non mi presento! Non io, non mi fermo a pranzo!
Non placo non poeto non politico! No! Milano! Non fanatico forse farnetico! forse non dico se taccio l’arma l’amara l’impresa la pratica trita di cavallier di coppe+moneta? No! Milano, non tocca! Non tocco, ti succhio! alla goccia!
Ti dico: son qui! chi è là? Belva che passa spoglia carcassa ti fissa, processa: sono la Fiera di Milano! Ti chiamo, ti cerco [e+ti trovo!], sono la tua Fiera il tuo verme – il tuo demone, detta la Bestia detta la Fiera, sono le tue tre teste, le tue tre gole, una mangia una mastica l’ultima sputa! E poi? Si regola, vomita tutta la verità!
no Milano, stai ferma! Spegni le voci e ascolta!
Milano agita, Milano agìta, Milano infetta: quale bocca spalanca? Milano la vedi, Milano è la punta del Duomo è la, quella piccola Dama che prega – ti piaga! Milano: nuda la gola! o caga la favola! la parola Diavola! intona la facciata? Mi faccio schifo per quanto ti amo, ma tanto ti vedo! vedo tutti i miei fratelli, ciglia e flagelli, pelle+ossa senza più sesso. Invidia degli angeli e cena di carnefici! Un brindisi! Ai riti! O stillicidi! Ai tuoi rifiuti, ai figli fragili, mai così deboli [come li credi e non ci credi – ti ostini! sono tutti scelti i nostri suicidi tutte scelte le nostre rivolte/ribalte di stomaco/di panico!]
ti dico non vedi morti lenti non vedi, i cappi in casa, non vedi i tuoi +muri miopi muti come mummie come le mamme mute di serpente misere mamme tossiche mamme di plastiche mamme di bisturi mamme mignatte mamme meschine ipocrite maledite(!) la moda(?), le perle dei porci papà paupula papà predica papà in poltrona papà pappagalla papà parla papà papponi papà perduti peni papà penati papà e quali presenti papà?, quali padri presenti, padri padroni di Milano tra palanche e panchine muore il piccolo popolo delle piccole pietre! porta il chiodo, porta la croce porta la peste porta paura. Perché piangi? Non mangi? Mi mangi? Mi stupri e non vedi –  nei tuoi salotti buoni: a Milano si muore bene. Nel cesso di lusso………………………………………………………………
Milano io sono l’assassino che ti complica la domanda e non ti
Risparmia la risposta: la fiera è nuda si vede nuda senza veste
la lama, la cicatrice – Milano – è cornice è grande la presa per
le pupille. E in casa? Dimmi, Milano: Dormi? / Vivi? / Ignori! /
giudici! Siete sazi? Mai stanchi! voi santi voi satiri che ci fate
a pezzi e i cocci sono qui – candide carogne di figlie e figli –
destini dannati e detriti, delle tue violenze velate e impunite.
Non sono qui per farti piacere
non sono qui per farmi volere BENE Milano fammi il favore: dormi
continua a dormire! Sonni – sonniferi di santi sicari silenti – spegni
le mie sibilanti. E SPIRA! Non dico a te. Non dico per te. No Milano
Io non vinco. No Milano, pure tu: hai perso! Fine dei giochi.
Attenta a te, Milano, attenta tu che tenti di truccare i teschi!
Attenta tu che attacchi tacchi, attenta ai tacchi che attacchi!
Io sono la Fiera – che attacca! NON baratto e – ti tarocco la meccanica
TIChe te TAChet e attenta il tempo termina e il passo è pendola è traccia
attenta a te! a chi attacca a chi sfregia – in segna – la tacca
su tutti i tombali
odiaci tutti
! Chi sono i cattivi? attenti a tutti per tutti – i figli
che attacchi, che appendi, confondi / e  / costringi / nella teca
di una fossa attenta! Milano! Allo scalo che attracchi alla Fiera
che ti scavi la fossa che ti scavo il cranio,
e+col tacco a spillo, ti sfondo il – CUore!

 

[ 2.53” netti! Tutta Tecnica. Thanatos too!

Youthanasia: Ars Moriendi!]

 

Chiara Daino

[ Ora = Prega! ]

MILAN POETRY SLAM

Il settimanale femminile del Corriere della Sera, Io Donna, organizza un poetry slam nazionale a tema (MILANO) al Teatro No’hma, via Orcagna 2, il 24 giugno, alle ore 21 [Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti].

25-POETI-200

 

EmCee: Lello Voce

Partecipano

Elisa Alicudi (Spoleto)

Dome Bulfaro (Milano)

Chiara Daino (Genova)

Francesca Genti (Milano)

Andrea Inglese (Milano)

Giovanna Marmo (Napoli)

Luigi Nacci (Trieste)

Adriano Padua (Ragusa)

Stefano Raspini (Reggio Emilia)

Claudio Recalcati (Milano)

Silvia Salvagnini (Treviso)

Sparajurji Lab (Torino)

Regia Teatrale: Charlie Owens

a cura di: Io Donna (Maria Grazia Ligato)

[ Da: AbsoluteSlam: http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1745#forum13311 ]

 

Si chiama “Poetry Slam” ed è nato a Chicago nel 1987. Da allora questa singolare sfida a colpi di versi è dilagata in America prima di approdare in Europa e trovare fan soprattutto in Germania.

«Lo “Slam” è un modo assolutamente coinvolgente di proporre la poesia ai giovani, una maniera inedita e rivoluzionaria per ristrutturare i rapporti tra poeta e pubblico» chiarisce Lello Voce, pioniere che ha portato anche in Italia la competizione: nel 2001 a Roma, il primo “Slam” made in Italy. E il nostro Paese, sebbene sia arrivato in ritardo, non si è fatto pregare a decretarne il successo.

Ma in che cosa consiste la gara? «I poeti leggono sul palco i propri versi e vengono valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque elementi del pubblico. Dirige lo scontro uno Slammaster, l’Emmcee (Master of Ceremony), come dicono in America, termine che viene dallo slang Hip Hop» spiega ancora Lello Voce.

Io donna” ha così pensato di organizzare un “Poetry Slam” a Milano, il 24 giugno al Teatro No’hma. Ci siamo affidati all’Emmcee Lello Voce che ha chiamato a raccolta 13 giovani poeti da tutta Italia, invitandoli a creare versi su un tema specifico: Milano. Una specie di Grand Tour in versi, la città vista con gli occhi di chi ci vive e di chi viene da fuori. Tempo massimo di ogni performance, tre minuti. E per ogni esibizione, il voto dei giurati scelti tra il pubblico.

Maria Grazia Ligato

[ Da “Io donna” 20-26 giugno 2009:

http://www.leiweb.it/people-e-news/eventi/09_a_duello_lirico_sfida_poesia.shtml ]

http://www.nohma.it/eventi.php?showEvento=116&showMonth=200906

http://www.nohma.it/

APERTIS VERBIS [ A CHIARE LETTERE ]

12-06_[2]_Dama

http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1743


UN LIVIDO MARCHIA LA LUNA MUTA

« e la Crosta era priva di pieni di vuoti,
e l’ombra era riga in viso di Croda… »

 [A Bruise Upon The Silent Moon, Cradle Of Filth ]

http://www.genovatune.net/evento.php?id=3433

 

12_giugno

Reduce da quello che [ mi piace chiamare: ] ”il giallo di Dio”, ritorno e ringrazio: Daniele Assereto, Guglielmo Amore e Luciano Zambito – per il supporto [ sonoro e sensibile ].

 

NESSUN DORMA!

IL DRAMMA SCOZZESE

Tutto comincia con l’idea di creare un’opera sotto «l’egida demoniaca» di Lady Macbeth. Ho chiesto ad alcune poetesse e performer di registrare, coi mezzi a loro disposizione, alcuni brani della tragedia di Shakespeare, senza alcun vincolo di tempo o di modo. Hanno accettato l’invito le poetesse/performer Rosaria Lo Russo, Sara Davidovics, Chiara Daino e Irene Brandi, la cantante/attrice Raffaella Benetti, la poetessa Erminia Passannanti e la sound artist Majena Mafe, le quali mi hanno spedito in formato mp3 le loro registrazioni. Ne è venuta fuori questa opera radiofonica invadente, confusa, senza centro. A suo modo, produce se stessa come corpo orribile e, insieme, affascinante. Una forma ibrida, come quella di una sirena, bella sui generis, insolita, che attrae a sé e disorienta. E il cui canto non ha altro messaggio che la propria eccedenza. Vi è, in quest’opera che procede per «improvvisi bagliori», un tentativo di rinnovare l’arte radiofonica: rifuggendo dall’andamento lineare della disposizione, nello spazio d’ascolto, di personaggi e suoni d’accompagnamento, mira ad aprire nuove prospettive percettive. Questa Sirena è ciò che apre un diverso ascolto e, nel pieno rispetto del canone shakespeariano, invita all’assassinio di se stessi.

[Il frammento recitato in tedesco è di Helen Weigel, alla cui memoria è dedicata quest'opera]

in: http://www.neviogambula.it/altrascena/?p=442

E ringrazio Nevio Gambula, per la mista di Milady…

SYMPATHY FOR THE DEVIL

Puoi mettere in gabbia il cantante, ma non la canzone.

Harry Belafonte

In sintonia con sua Oscurità[1]

Di grazia sia concesso ed io da solo

mi presenti: un uomo ricco

e ricercato, di gran garbo, di gran gusto

 

Circolo da tanto da tempo

nei molti anni nei dintorni

sono un ladro e ho rubato

 

a più umani – l’anima come la fede

 

Ero a lato di Gesù Cristo

nel suo momento di dramma e tormento

per possedere la dannata conferma:

Pilato si lavò le mani:

chiuse con il sigillo il suo destino.

 

È un piacere conoscere voi tutti
spero sappiate intuire il mio nome
quello che ancora vi trita

è la natura del mio gioco.

A San Pietroburgo – cacciavo in giro

quando vidi ch’era tempo di rivolta
Uccisi lo zar e tutti i suoi eletti

Anastasia gridò invano

le sue grida prive d’effetto.


In sella all’armato carro

d’in su la vetta del cingolo di metallo

ero generale capo della truppa
quando infierì – guerra lampo

esploso ogni corpo in quel macello
di cadaveri putridi – io ero lì.

è un piacere conoscervi
confido capirete come mi chiamo

ma ciò ch’adesso vi confonde

è la trama della mia rete.

Giocondo, ho goduto quando

ho guardato i vostri regali

i di voi re, le di voi regine

combattere – per decenni per cent’anni
nel nome dei numi creati dall’uomo

 

Ho sgolato tutta la voce

 

per i Kennedy: chi li ha fatti fuori?

Anche se, in fondo, lo sapete bene:

siete stati voi con me, ed io con voi
[ echi, è chi, echi, e chi? è? ]

che, con permesso, mi presento
sono l’esteta carico di moneta

colui che ha teso tutte le trappole

come tutti i tranelli a trovatori

uccisi prima dell’arrivo a Bombay

[ echi, è chi, echi, e chi? è? ]

ch’é un puro piacere di conoscervi

di certo colto il mio nome
ciò che vi confonde [ tuttavia ]

resta – è la mia natura di stratega

 

così, tesoro, più in basso

sì, tesoro, chinati così
[ echi, è chi, echi, e chi? è? ]

ogni guardia si chiama Giuda
peccatori santi subito!
teste come code, code come teste


Chiama me semplicemente Lucifero

ché ho bisogno di riserbo

ho bisogno di un po’ di contegno

 

[ Chi cerca chi? Chi corteggia chi?

Chi scopa chi? Chi fotte chi? è  ]

così – se m’incroci per caso

 

cerca di essere cortese

prova un poco di pietà

come di piacere [ seduce

seduce ] con tatto con tatto

 

Fate valere tutte quelle

educande buone maniere
come la vostra bella lezione

imparata a memoria – siate educati

 

oppure darò in pasto all’inferno

la vostra anima – apparecchio
come piana di perdizione

[ copula copula copula copula]

È un piacere conoscervi uno ad uno

spero sappiate intuire il mio nome
ma quello che vi confonde

sono le trame della mia rete

lo sapete – che scivolate
[ cerca te cercate, cerca te, cercate ]
Woland è il mio nome crucco


piegati,
sentilo, prendilo

Oh chi, oh sì, dimmi sì dimmi,

come mi chiami, dimmi come mi chiamo
Oh chi, oh sì, dimmi sì dimmi,
Dimmi bella, mi piace quando mi chiami…

Dimmi bello, mi piace come ti chiami…

Oh sì, vai più giù, Oh sì, sì
Dimmi, dolcezza, sai qual è il mio nome?
Dimmi, tesoro, indovini chi sono?
Dimmi, bellezza, tu sai come mi chiamo?
Te lo dico una volta sola

 

[ altrimenti] dovrò punirti. 

 

Chiara Daino

http://www.chiaradaino.it/sarxophone/

 

 



[1] Sympathy For The Devil, Rolling Stones

SITUAZIONE TEMPORANEA di Marco Saya

DELLA POETICA DELLA PENISOLA

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Poetry Night. Notte della Poesia. Neverending Night. Notte continua e cronica: nel come si cronaca – “la Poesia è morta”. [ E i poeti? Clonati. Come pecore: pullulano e paupulano nel recinto asettico dell'Arcadia artificiale... ]. La Poesia non è morta. Il mortifero/morticida “miserere” mortifica e massifica. E ne sono certa. Convinta r’esista: ottima Poesia. Come pessime persone  [ che si dicano poeti NON è un problema mio ]. E carico il miocardio: mettiamo i puntini sulle ” O ” di  Motörhead! Non ho NESSUNA INTENZIONE di rinunciare al progetto, al palco, alla poetica metallica. Alla mia vena venena.
Lo studio serve. E vi ha reso servi. Enciclopedici tuttologi reazionari passatisti poetologi miei – servi che non mi servono. Che non chiedo, che non chiamo: uno status. Io sento. Sento come chi sente. La frase felina e ferina: “TO SEE, TO BLEED CANNOT BE TAUGHT”. Lo sapete? Lo vedete? Vi piaccia o meno: è un dato. All’anagrafe. Nel prima nel poi [ augurandovi tutto il vegetare possibile ]: dovrete farvi da parte. Sorridete: tocca a noi. La parola prossima.

chi deride, chi affolla il varco

e si taglia la gola, l’un l’altro,
come neve sciolta – sfuma


ai loro occhi saremo sorti

noi: con le pupille in fiamme!
e allora: chine le loro teste
vili e deposti i loro cuori

 

noi – a ridere – dei loro scudi

di sensi. loro a cedere – a carponi.

e sarà chiaro per tutti. sarà chiaro:

questi cuori: sono stati. fusi e saldi:

Metallo. Troppo duro da spezzare

 

Troppo duro per essere – stretto

DA: LUPUS METALLORUM

Piccola premessa: nell’iconografia alchemica il Lupus Metallorum è il Lupo dei Metalli che divora il leone per liberarlo, è il procedimento per raffinare l’oro impuro mediante l’antimonio. Nell’iconografia classica l’Aurea Poesia sposa Petrarca e non, ad esempio, i Pantera. Nell’immaginario collettivo il “poeta contemporaneo”, nuovo cantore della nostra epoca, può vestire i panni di un cantautore [ serio, posato e socialmente impegnato ], ma non il chiodo, gli anfibi e le borchie. E perché? La Repubblica delle Lettere, la solita cerchia – incensa e canta la solita solfa: «questa è Poesia!», «questa non è Poesia!». E perché Fabrizio De André è un poeta e Dave Mustaine no? Da questa semplice domanda è nato tutto. Due o tre anni fa, convocata per l’ennesimo reading poetico, declamai Il Triste Vero, con strette di mano e complimenti per versi “particolarmente incisivi”. E fu la prima volta che sorrisi, la prima volta che ammirai [ candida carogna! ] i critici presenti – impallidire. Non pensavo potesse essere “sconvolgente” rivelare che, in realtà, Il Triste Vero è semplicemente una traduzione [ poco letterale, per carità, ma sempre di traduzione si tratta ] di Sad but True dei Metallica. Eppure successe: i “poeti puri” impallidirono, gridando: «sacrilegio!». Eppure succede ancora: i “poeti puri” impallidiscono quando, alle presentazioni di “libri seri”, vedono nel pubblico uno “strano gruppo” vestito di nero, con i capelli lunghi e lo sguardo attento…

E così, quasi per sfida, quasi per gioco [ un gioco grave, la tenera tomba che resuscita emozioni ] nasce Lupus Metallorum: canzoni di metallo nobile. Traduzioni che seguono il suono, che piegano l’italiano al senso di comunione, lontano dai pregiudizi, lungo il monito di Majakovskij: «leggete libri di ferro!».

 

avvertenza per i poeti puri: questa è la mia Poesia. Questa è la mia dedica: Ha messo la sua testa il domatore/nella gola del leone/io/ho infilato due dita solamente/ nel gargarozzo dell’Alta Società/Ed essa non ha avuto il tempo/di mordermi/Anzi semplicemente /urlando ha vomitato/un po’ della dorata bile/a cui è tanto affezionata/ Per riuscire in questo giuoco/ utile e divertente/Lavarsi le dita/accuratamente/in una pinta di buon sangue/A ognuno la sua platea [ Jacques Prévert ].

A ognuno la sua platea!

 

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E si ringrazia: Cesare Oddera & Raindogs House, Mirko Servetti e chi.

Sempre: Daniele.

E si croma: a Savona…

Chiara Daino

SANGUE SESSO SPETTACOLO

 

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E sangue e sesso e spettacolo.
Parossismo del parassita: sia pagina sia palco. Sia scritto sia schermo. Siamo sempre nel perimetro di pelle. E sono pesanti le parole per dire [ e dire ancora ]: “che pena!”. E siano sempre: presenti le voci, precisi i corpi ribelli. Che rifiutano. Tutto. Rigettano. Tutto. Ribelle che non cede. Non concede.

http://kolibris.wordpress.com/2009/01/21/sesso-subito/

Di Chiara in Chiara

Daino ringrazia De Luca

 

INCONTRI, LETTURE, READING, MUSICA…

Ricevo e rimando:

Giovedi 18 dicembre
ore 21,00

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Rosso epistassi
di Ivano Ferrari
(Effigie edizioni)
 
Incontro e letture con Ivano Ferrari, Antonio Moresco e Domenico Brancale
 
Con toni un po’ apocalittici e un po’ artaudiani, in questa raccolta Ivano Ferrari riattra­versa le parole della sua generazione trattando­le con cautela e ironico affetto, coniugando il rosso della rivoluzione con quello del sangue dal naso, le guerre di religione, gli spettri e il sesso, i corpi e la materia: «Oggi che non sono fresco / che ho sporcato il giorno / e la conva­lescenza spurga / appendo spunti ai chiodi / esco nella prosa esterna, / la luce di tutte le fiamme / intanto si slancia per strada / un cor­rere di ombre di fuoco / approda al tramonto giaciglio / di prede ustionate dall’ora, / rosso epistassi è il cielo».
 
 
Rosso epistassi
Da un passato all’altro la cosa umana
dialoga con il limbo che l’indaga
rimortis
e le sommosse, le delicature di ore tarde
e intifadami travestito da rètina, rapina rovine
mi titolerei così.
 
Aspirazioni e fallimenti, ideali e illusioni del pensiero e della politica novecentesca vibrano fra le pagine di Rosso epistassi come un «suono di percosse» che «sale da terra» e invade le strade. «Non c’è storia», recita la stessa, splendida lirica «senza lo sfrigolio di serpi nelle torri». Vittime e carnefici, rivoluzioni e restaurazioni, pifferai magici e creduli innocenti vengono travolti nel rombo rapace del tempo, in un immane sbocco sanguigno da cui si leva, titanica e incosciente, quella cosa fragile che chiamiamo arte. Teo Lorini
Ivano Ferrari è nato a Mantova nel 1948. Ha pubblicato Macello (Einaudi 1995) e La franca sostanza del degrado (Einaudi 1999).

***

Nuovo appuntamento al Museo Civico di Palazzo Borea d’Olmo nell’ambito degli eventi culturali organizzati dal Comune di Sanremo.

Sabato alle 17 Mirko Servetti presenterà la sua ultima raccolta di poesie, ‘Canzoni di cortese villania’, edita dalla giovane e già prestigiosa etichetta Puntoacapo Editrice.

Servetti, nativo di Alassio, ha vissuto a Sanremo per molto tempo prima di trasferirsi a Imperia agli inizi degli anni ‘80. Al suo attivo, diverse pubblicazioni di poesie in volume ed interventi critici in numerose riviste ed antologie di letteratura. Il libro che verrà presentato sabato pomeriggio, raccoglie e sistematizza, con alcune variazioni, le due raccolte precedenti, L’amor fluido e Quotidiane seduzioni.

L’incontro, dal titolo ‘Amori, concetti, ri(dis)cordanze’, prevede anche gli interventi e le letture di tre fra i più importanti autori del panorama letterario contemporaneo: Mauro Ferrari, direttore editoriale di Puntoacapo ed egli stesso poeta e traduttore; Lamberto Garzia, affermato poeta sanremese; Massimo Morasso, poeta, traduttore e germanista. I tre studiosi si avvicenderanno con letture di propri testi poetici dando così vita ad un inedito reading. Le interazioni musicali dei due noti musicisti imperiesi, Marco Moro al flauto e Filippo Tarditi alla chitarra, completeranno

un nutrito programma all’insegna della sinergia artistica.
Carlo Alessi
 

in: http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=77522

 

Un abbraccio a Gianluca Pulsoni  [ che ringrazio per la comunicazione ], a Mirko Servetti e a Marco Moro negli spartiti che.