VINCENZO PASTANO

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VICENZO PASTANO: «IL TRISTE VERO»

 

 

 

 

«The saddest noise, the sweetest noise,
The maddest noise that grows»

 

«Il suono più triste, il suono più dolce,

Il suono più singolare che sorga»

[E. Dickinson]

 

 

Vincenzo Pastano [accompagnato da: Antonello D’Urso (Chitarra), Ivano Zanotti (Batteria), Michele Turchi (Basso), Alberto Linari (piano e Tastiere)]: compro verità

 

  • Il giardino dei fiori morti
  • Non ritorna più
  • Per non morire
  • Ragni d’oro

 

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Prima l’Uomo – e poi: la sua versione compressa. Compro verità è dichiarazione di intenti/incanti: Vincenzo Pastano fissa la realtà come fittadensa distesa di dolore.  «Non mi lamento» – precisa – «soffro in musica» e stende: estende le corde negli spazi di vita chiusa nella teca dai vetri oscurati, riflette al di là –  della “nera cortina” per vedere oltre e dentro l’autòs [ad esso – senza mentire]. Lontano dal senso solare di felici/facili motivi, Vincenzo “romanza la morte” con sincerità, quella “morte” che è: continua, catarsi e catastrofe [lo spartito è s-cambio, si rivolta ogni intimo sentire]. Sono s-brani sinestetici: «penso per suoni e ogni pezzo è un colore che non sia il giallo». E suggella l’urgenza di suonare: sale sul sangue, sale sul palco, sale la lacrima di chi non maschera – il triste vero.

Colpisce il suo essere: “cantore del Pathos” – l’emozione suscitata nell’ascoltatore [Aristotele docet] è il solo scopo. Entrare in contatto nel cerchio che è credo: e sposa –  i segni, siano cicatrici, note, parole. Un autore che “legge” i Cure e cita Emily Dickinson, nei passi, nei solchi di Alda Merini e Type O Negative, insieme. E proprio le liriche puntellano ogni [suo] costruire/creare: una poetica che parla italiano. Per non tradire, per tradursi al meglio. E le sue “verità” sono ventaglio ti timbri e tempre [con testi di Luca Carboni, Andrea De Luca, Barbara Cola, Fabrizio Bordogna, Giacomo Barbieri, Alberto Despini, Giovanni Marinelli, Igor Macchia].

Ogni traccia impronta la ricerca dei suoi “simili”, l’istante condiviso, compreso, mai concluso: «la Musica non finisce» – e procede. Ragno d’oro intesse i fili rossi, tendini e timpani. Teso nel contatto. Con l’altro: occhi che scandagliano/scandiscono il particolare, «un eccellente osservatore, una non comune  umiltà» – sottolinea Michele Turchi. E chi [ne] scrive lo conferma: in tanto, troppo [!], sfoggio di pavoni gonfi, Vincenzo non vuole e non deve dimostrare [suona con Luca Carboni dal 2004, ha collaborato con Lucio Dalla, Stef Burns, Fede Poggipollini, Marc Ursell, Beppe D’Onghia, Barbara Cola, Roberto Terzani, George Mann, N.d.R] ­– si dona e si dedica. A chi può e sa: ricevere.

La verità: la radice di chi crede, conforme al Reale – l’amalgama resa, si alza e si segue. Eleva, esegue: volume al volere.

On y va…

 

Chiara Daino

 

 

 

SOLVE ET COAGULA

Davide Barabino

Davide Barabino

Solve et Coagula

[Davide Barabino: Art and Archetype]

 

«Acting the Solve et Coagula we enter the deep mystery of raw material hanging up the close core again[1]» and that is the way Davide Barabino works to make his light’s stiffs a vox media: all is poison, all is solution. At the same time. By full/empty spaces, by light/dark side effects the primary colours rule. Next to Archetype, next to Alchemy: the Whole, One and many-sided, drew ab origine, drew by new media – to serve the Ancient Man. The Art of Barabino is building up the best masters, thus far off the modern manner [his digital art is outlying]. Eternity is expressing with no nostalgic mood: a cleansing wedding by senses by stresses. The Scanner is always a Sign: the Show is inwardly, apart from the stage. The trace is treating the cause. Feast and Fury at once: we can see the sound’s philosophy. We must feel the meaning of this playing card, of this identity card: the Hanged Man of Tarot[2] is Every Man.

 

 

One eye sees, the other feels

(Paul Klee)

 

Davide Barabino makes merry the Magic by focusing: the view is a mix worked by fire, to smelt with fire all the meat set on fire. That’s why meatmandala[3] is a meeting [prompted by the similar sounding: meat/meet]. Prints are spreading blood, prints are blood went harden, prints are the collective colour.  By Blake’s blush as by Contrast’s charge we clearly could cherish the Soul’s marks in these works. The same marks we stand.  The same scars. The same.

 

 

Only he is an artist who can make a riddle out of a solution

(Karl Kraus)

 

Can Containers configure Contents? the broken body[4] is a screech set up by sections, an amphibian autopsy:  limbs & lampoons. Tears of faces with shred of bowels. We live the blast-off just like goners: the physique is a cold truth, a roasting grave. The Cut on the canvas – is: the post mortem cut.  By thin day-deaths, by bulky packed-planets, by unseen seats: Human (All Too Human) is naked. .A lunch we wear out. X-Rays to dig in, to dig inner the portrait of Dorian Gray: this is the inside feature of solid figures. We are sketches with no title, no name we are. We have to be better, we have to know now, first of all, before sticking with «who is who».

 

 

Art is not what you see, but what you make others see

(Edgard Degas)

 

Rightness is round. The sparkler sphere is by pupil’s palms: eyeprint[5] is the primary part’s praise – the first sight [and the second eye/I: the subject that sees]. Iris has finger-prints,  wisdom is the web to hold the out of sight symbol. The fluid forms at hand are a watering fluxus, just like the real root of get-up-and-go. We surely can call nervous stimulus this playacting: one out-and-out ring where wise waves of colours and contours mix up phos plus psuchê. 

To grow mature is to separate more distinctly, to connect more closely.

(Hugo Von Hoffmannsthal)

 

The work/worked out is to be conducive to breadth/breath in all cases. Barabino gives life to stronghold by beam by bulk: bodyvision[6] is the combination where action (body) is analysis (vision) by clefts on its owns (body-division). Mercury is the matter, mercury is the mild metal moving: it brings to mind the Generated Paintings of Michael Noll. The Technique and the Technology tell the Taste and the Thought. Space is the place: blood plasma mould the mood.  

 

 

Today is the great day of one of the revelations of this world. The interrelationships of these individual realms were illumined as by a flash of lightning;  they burst unexpected, frightening, and joyous out of the darkness. Never were they so strongly tied together and never so sharply divided…

(Vasilij Kandinskij)

 

A white wallop to feed, a white wallop as food:  images[7] is the first person (can you see the puzzling «I’m» – in Images?) turning on the first feathery.  Rush is to point the «lighthouse that tears the hidden heavens out of dark’s hands[8]». Rush is to scream/to stream: «mehr licht![9]». Light like water is a wannabe weir: influence ‘n’ affluent. A different way to digital flair: lives as leaves are loud-looking.

The picky “double bind given by pixel by pathos –  is a personal perspective: Barabino conceals to reveal, he speaks out to screen on. Unwitting is unhurried, utter is under. All is Amid, Hereafter is Here.

 

 

Solve et Coagula

[Davide Barabino e l’Arte dell’Archetipo]

 

 

«Operando il Solve et Coagula si penetra nel mistero intimo della materia riappropriandosi della sua intima essenza[10]» e Davide Barabino rende i corpi di luce una vox media: il tutto è veleno, il tutto è antidoto. Al tempo stesso. Nello spazio pieno/vuoto, nel chiaro/scuro dove domina: il colore primario. E l’archetipo e l’alchimia: il tutto, Uno e molteplice, estratto ab origine, ritratto del nuovo mezzo – a servizio dell’uomo antico. L’Arte di Barabino matura i migliori maestri senza seguire la via moderna [è distante e discostante dalla digital art di Bavari, Bosi, Disa, …]. L’eterno si esplica senza nostalgia: connubio catartico di sensi e scansioni. Il sempre è scanner: l’essere è sondato dal di dentro, oltre lo strumento. La causa si cura col sintomo. Festa e furia sinestetica: sono suoni che scrivono una personale epistemologia. La logica del titulus che lega e si nega – raccoglie ritratti che sono carta. Dei diritti: l’appeso dei Tarocchi[11], il Tao taciuto in ogni «tu». E si lasci: agire l’atto che scintilla.

 

 

 

Un occhio osserva, gli altri sentono.

(Paul Klee)

 

La messa a fuoco di Davide Barbino celebra nuove nozze alchemiche: la prospettiva è fusa. È mista di elementi, amalgama resa di corpus e colore, media e moti. L’orbita dell’occhio – gemma: meatmandala[12]. L’incontro [suggerito dall’assonanza meat/meet] con la carne è in proiezione: le immagini sgorgano dal centro e sono sangue che coagula, che cola, che crea: il colore collettivo. Impressioni dell’incontro: l’inconscio e l’immanente cremano spiriti e sensi per dicotomie cromatiche. La tempra condensa le migliori visioni di Blake, escludendo ogni distinta fisionomia: è impressa l’ombra del creato e dove manca la luce – lì – l’impronta del creatore.

 

 

Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma

(Karl Kraus)

 

 

È il contenitore che configura il contenuto? E si opera per sezioni: the broken body[13] è un grido giustapposto, l’anfibia autopsia di membra e mimica. Squarci di volti e sbrani di viscere: vortici e vertigini. Si vive da cadavere la combustione: e il fisico è un fatto freddo, e il fisico è fossa di fuoco. Il taglio della tela – è: taglio a sette. Piccole morti e mondi pieni: gli spazi non visti, l’umano troppo umano è reso nudo. Un pasto che si consuma. Raggi X per scavare dentro e oltre il ritratto di Dorian Gray: il risvolto interno del solido. Sia trittico, sia portrait, siamo tutti: senza titolo, senza nome. Siamo chiamati all’essere e al conoscere, prima di ribadire «chi è chi».

 

 

Ho visto cose bellissime, grazie alla diversa prospettiva suggerita dalla mia perenne insoddisfazione, e quel che mi consola ancora, è che non smetto di osservare.

(Edgard Degas)

 

La perfezione è rotonda. La sfera di cristallo si porta in palmo di pupilla: eyeprint[14] è l’elogio dell’organo primo – la porta aperta alla prima visione [e alla seconda lettura l’occhio/eye evoca l’eco dell’Io/I che elabora e che pensa per immagini]. L’iride ha impronte digitali, la magia è maglia stretta della retina. Sono segni fluidi che fissano se stessi: fluxus di liquido lacrimale, la linfa verde dell’antivedere. Sono segnali nervosi e sono stimoli: la ricezione di impulsi per onde confuse e concluse nel circolo di colori – che riflettono. Lo specchio deformato/deformante: periplo di phos e psuchê.

 

 

 

Genio è chi crea concordanza tra il mondo in cui vive ed il mondo che vive in lui.

(Hugo Von Hoffmannsthal)

 

Il compito/compiuto è conciliare corpi estranei e corpi carismatici. L’aurea si anima a zone alterne: bodyvision[15] è il complesso (body) riportato alla luce (vision) per prendere coscienza delle singole (i)stanze segrete (body-division). E cadono mentre muovono – tutti i veli: danza per toni e per tempre la materia di mercurio. Morbido metallo: incalza, installa. E innalza: l’intima lotta riprodotta nasce sulla scia di Michael Noll (Generated Paintings) e misura un solco più profondo nel soggetto. La tecnica regola l’indagine emotiva: cosa e come ci concreta per contrasti. Si plasma lo spazio: la parte liquida del sangue, lo schermo che radica chi vede. Il ventaglio vira e vibra: sintesi dei singoli sensi. Manifesti.

 

 

La vita dell’anima, affatto interiore, che nell’uomo odierno appare sonnecchiante, è l’origine e il fine delle opere che seguiranno.

(Vasilij Kandinskij)

 

È un suono bianco l’elemento primo che alimenta images[16] (e ancora si porge in prima persona – contratta e celata: I’m).  L’urgenza è puntare il «faro che strappa all’ombra un universo nascosto[17]». L’esigenza si esprime: «mehr licht![18]». E la luce come l’acqua è a cascata e colora per (m)argini rotti: il cavaliere azzurro contamina, influenze e affluenti per impatti di immagini. E la luce come l’acqua è riflette: foglie e fauni sono le forme di una filosofia responsabile che risponde al contatto che chiama e chiede il suo spazio. L’iper – estetica è volontà in atto, è la cifra di uno stile legato al personale “double bind: l’opera occulta per ostentare. La metacomunicazione si mostra: al di là.

 

«Non c’è tensione in un quadro» – Bacon scripsit – «se non c’è lotta con l’oggetto» e Barabino è soggetto della stessa trazione distorta. Della stessa attrazione: per le forze che de-formano le figure e danno nudo il vero volto, la piaga senza veli [e le ombre non esaltano la terza dimensione, ma risaltano l’ibrido ritratto]. Sia effetto fosfeni[19] [il distacco della retina espone il fundus e il bulbo oculare esercita la sua pressione] siano still[20] – sono segni permanenti: è l’estetica del tatuaggio, è il profilo inciso sotto la pelle, è l’impronta indelebile dell’avvertito, dell’accaduto. I pixel plasmano i pigmenti per frattali[21] e per ferite: Barabino disloca e scarnifica, dispone e satura ogni lato del prisma-persona, ogni ramo del cosmo-creato. Ogni due anni[22]: e-saltando a piedi pari la Cabala contenuta [voluta?].

L’ Opera è studio [medico/metodico] e sintesi: il sistema digitale presenta la stessa matrice del sistema nervoso e gli impulsi elettrici sono gli strumenti per la messa in circolo/in moto/in atto di dati e di sensi, informazioni e impeti. Barabino estende e proietta, distende e potenzia la fisica: lo Spazio sotteso non è un reticolo fisso e ordinato e lo Spirito non cristallizza, vetrifica. La Natura [dell’anima, dell’uomo, del mondo] si dispone e si erige a Cattedrale: la luce (s)colpisce la materia liquida e si modella lungo un cammino curvo, lungo l’arco che è Bíos: la vita (si) condensa in tempi dinamici vasti. La tecnica aiuta l’analogia: il monitor è retroilluminato, lo schermo è simile alle vetrate policrome. E lo strumento rimane sacro: è il mezzo che conduce al tutto.

La lente – della logica, della grafica – amplifica il particolare e contrae l’universale: le proporzioni rispondono alla realtà percepita, alle dimensioni dettate dal Dàimon, alla misura della maieutica. Il contenuto-caos a decidere il contenitore-criterio e “l’entropia dei segnali” evolve [e si risolve] nel guscio solido per un sentire fluido: una teca trasparente è il tramite per veicolare l’energia senza dispersioni.

Barabino attinge a sorgenti singole [esaspera il decollage di Rotella, il pointillisme di Seurat, i radiogrammi di Röntgen, …] per produrre un particolare percorso semiotico: il privato/provato è presa di coscienza, è piena presa sul pubblico, è la pupilla la porta del pensiero. E si vede l’invisibile. E si evade da ogni codice/carcere. Ogni confine critico crolla: se si separa Barabino-Artista da Barabino-Filosofo da Barabino-Mistico da Barabino-Chirurgo da… Si sbaglia lettura. La molteplicità mediatica moltiplica il messaggio – e manifesta il vero punto di domanda, il punto di rottura: le stigmate di segni sono infinite? Chi [e come] chiude il cerchio? Una ad una le p-Arti filettano le trame.

Chiara Daino

 

 

 

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[1] Eleazar

[2] c.f.r. Davide Barabino, Tarot 2000 artists

[3] Davide Barabino, meatmandala, 2000

[4] Davide Barabino, the broken body, 2002

[5] Davide Barabino, eyeprint, 2004

[6] Davide Barabino, bodyvision, 2006

[7] Davide Barabino, images, 2008

[8] G. Deleuze, F. Guattari, Che cos’è la filosofia?, Torino, Ed. Einaudi, 1996

[9] Johann Wolfgang von Goethe

[10] Eleazar

[11] C.f.r. Davide Barabino, Tarot 2000 artists

[12] Davide Barabino, meatmandala, 2000

[13] Davide Barabino, the broken body, 2002

[14] Davide Barabino, eyeprint, 2004

[15] Davide Barabino, bodyvision, 2006

[16] Davide Barabino, images, 2008

[17] G. Deleuze, F. Guattari, Che cos’è la filosofia?, a cura di C. Arcuri, Torino, Ed. Einaudi, 1996 (la formula melvilliana riproposta è commento perfetto all’intenzione dell’artista: Barabino/Achab cattura il suo bianco baleno N.d.A.)

[18] Johann Wolfgang von Goethe

[19] C.f.r. Davide Barabino, eyeprint, 2004

[20] Davide Barabino, bodyvision, 2006

[21] Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta (Benoit Mandelbrot)

[22] meatmandala, 2000; the broken body, 2002; eyeprint, 2004; bodyvision, 2006; images, 2008

L’ANIMA, LA NOTTE, LE STELLE

 

Il borgo antico della Città di Badalucco (IM) giovedì 7 agosto 2008 ospita la prima edizione dell’evento poetico l’anima, la notte, le stelle, reading itinerante di poeti liguri, piemontesi e lombardi in attesa delle stelle cadenti.

 

Programma letture

 

Ore 21.30: Piazza Etra

Ore 22.30: Fontana in Castello

Ore 23.30: gran finale in Piazza Duomo

ospiti d’onore: MASSIMO MORASSO – recitato da CHIARA DAINO –, ANGELO TONELLI e MIRKO SERVETTI – che declamerà la suite poetica per voce recitante «Autoritratto con divano» di LAMBERTO GARZIA

 

 

Si ringrazia l’amministrazione Comunale e l’organizzatore Lamberto Garzia

FIRE IN FIERI

FUOCO

Luce ed energia dal solstizio d’estate

FUOCO

Luce ed energia dal solstizio d’estate

FUOCO

Luce ed energia dal solstizio d’estate

FUOCO

Luce ed energia dal solstizio d’estate

FUOCO

Luce ed energia dal solstizio d’estate

FUOCO

Luce ed energia dal solstizio d’estate

LA POESIA E I FALÒ

 

Versi per il Solstizio d’Estate

 

In un’epoca in cui  la Poesia difficilmente penetra la vita, Genova celebra il “Canto”con una particolare iniziativa che lega la semplicità terrestre dell’uomo alle potenzialità celesti. 

Identità umana e natura si fondono nei versi di  poeti che canteranno gli elementi,  simbolici e fisici, del Solstizio d’Estate: il Fuoco, la Luce, la Forza.

 

Nasce “FUOCO. Luce ed energia dal solstizio d’estate”, a cura di Luisella Carretta, Tina Cosmai, Carolina Cuneo e Alessandra Russo.

Il 20 e il 21 giugno, le Associazioni Culturali Le Arie del tempo, Genovainedita e la Libreria Finisterre, accoglieranno poeti e rituali legati al tema del Fuoco: Comasia Aquaro, che leggerà anche versi di Cécile Oumhani, poeta francese; Manuela Bellisomi; Fabrizio Casapietra; Chiara Daino; Lucetta Frisa; Marco Fabio Gasperini; Francesco Macciò; Luca Picasso; Irina Possamai; Gianni Priano; Alessandro Prusso; Aurelio Ruggero; Cristina Unterberger declameranno versi inediti e editi, propri o di altri poeti che hanno cantato il Fuoco e il Solstizio d’Estate, in un’atmosfera suggestiva, dinanzi ad un falò in piazza Truogoli di Santa Brigida. L’iniziativa genovese aderisce al progetto “Le isole si accendono”, dell’Associazione “Città del Monte”, Vesuvio - Napoli, nella lettura contemporanea di versi, sabato 21 giugno alle ore 20.00

 

L’intero evento è collegato ad una mostra che porta lo stesso titolo e che sarà inaugurata venerdì 20 giugno alle ore 18.00 nella sede dell’Associazione “Le Arie del Tempo” in via Lomellini, 3. Gli artisti: italiani, francesi, svizzeri, greci, finlandesi, argentini, hanno dipinto immagini ma anche scritto parole, poesie visive. Alcuni di loro saranno presenti all’inaugurazione. La mostra sarà visitabile sino al 28 giugno.

La manifestazione è stata realizzata con il contributo della Circoscrizione Centro Est – Comune di Genova.

 

Programma:

Venerdì 20 giugno ore 18.00 – via Lomellini, 3

Inaugurazione della mostra “FUOCO. Luce ed energia dal solstizio d’estate”

Prime letture di versi

 

Ore 21.00 – piazza Truogoli di Santa Brigida

Letture poetiche a lume di candela, con accompagnamento di chitarra e suoni di Mario Cossu

 

 

Sabato 21 giugno-  Ore 20.00

Rituale del Solstizio d’Estate.

Letture poetiche in contemporanea con Napoli, intorno ad un falò, in piazza Truogoli di Santa Brigida.

 

www.leariedeltempo.it

 

www.genovainedita.it

 

www.libreriafinisterre.it

 

 

 

 

ENGLISH PRINTED VERSIONS

Tradotti e Traditi [?]: CHI pagina sui poeti versati?

Daino presta l’altra lingua per:

 

DEAD CITY RADIO

poems by Luca Salvatore

NO MAN ON ME

poems by Massimo Sannelli

Aufgabe # 7 | Table of Contents

Editors’ Note: Undoing Numbers
Paul Foster Johnson, Julian T. Brolaski & E. Tracy Grinnell

Feature guest edited by Jennifer Scappettone, with translations from the Italian by Patrick Barron, Carla Billitteri, Gherardo Bortolotti, Chiara Daino, Kathleen Fraser, Marco Giovenale, Stefania Heim, Peter Pihos, Jennifer Scappettone, and Pasquale Verdicchio 

Jennifer Scappettone, “Foreword: Passi / between tongues / towards a poetics of research”
Emilio Villa, Figurative Content
Amelia Rosselli, Four Poems
Andrea Zanzotto, Two Poems
Nanni Cagnone, Three Excerpts
Milli Graffi, from Embargoed Voice
Maria Attanasio, from Amnesia of the Movement of Clouds
Giuliano Mesa, Triple Fugue
Marco Giovenale, Body, chill, time, objects and/or World’s visibility and speakability in contemporary Italian poetry
Andrea Raos, from The Migratory Bees
Marco Giovenale, from The Exposed House
Giovanna Frene, Two Excerpts
Gherardo Bortolotti, from Traces
Florinda Fusco, from The Book of Dark Madonnas
Massimo Sannelli, NO MEN ON ME
Marco Giovenale & Gherardo Bortolotti, Appendix: Three Paragraphs

Poetry
Evelyn Reilly, Rant
Sébastien Smirou, My Laurent 1 - The Battles (trans. Andrew Zawacki)
erica kaufman, from censory impulse
kari edwards, Two Poems
Allison Cobb, Lament
Sarah Mangold, Three Poems
Aby Kaupang, Four Poems
Jen Coleman, Two Poems
Craig Cotter, Two Poems
Amy King, Two Poems
Cynthia Sailers, Two Poems
Jennifer Chapis, Three Poems
Matt Reeck, / kaeul eh shi / Coward Essay / Fall Poem
Steve Light, from Against Middle Passages
Lila Zemborain, from Mauve Sea-Orchids
Biswamit Dwibedy, Four Poems
Chris Pusateri, Two Poems
Eléna Rivera, Poem With a Line Drawn Across the Body
Lisa Samuels, Two Poems
Kate Colby, from Unbecoming Behavior
Joshua Corey, from Little Land Lyrics
Mike Rancourt, image war
Brandon Brown, Two Poems
Kate Schapira, Two Poems
Jen Tynes, Two Poems
Marcella Durand, The Spatial Dimensions of Elephant Migrations

DON’T BREAK THE SILENCE

PER LE PAROLE: MUTA COMPOSTA

 

parole come dire – la violenza:
irrompono nel silenzio. giunti
per segnare il mio misero mio:

pieno e proprio dolore crivella.
ma tu non sai, minuta creatura.

tutto il mio volere
tutta la mia voluta:
qui! – chiusi. e in arti.
di me, superiori. per le

parole: davvero non – necessarie
che provocano solo segni. lividi

promesse levate per
poter essere – frante.
urgente passione:
inganno di bocca.

sia grazia sia strazio:
restano l’una e l’altro.
le parole sono prive
di senso. lacuna che.

le parole sono finite
reggono solo: fissare

silenzio – godi
parole

ridi il sorriso – resistente
in fila: il dente vigile: a me
no! non voglio vederlo a
terra: ti getterei stille mie

il mondo ha perso: la sua gloria.
sia inedita storia: il Corso di noi.
non sarà un’altra: volta! il tempo
è presente! qui, ora: dono come.
perché basta il verbo: autentico

– dedica tutto a me. intera sosta
consacro: a te! chiama: combacio.

tu che: non credi io viva – piena
la parola. sbocco: voce. ho scritto
tutto quel che sono. tutto redatto.

periodo di vento:
involare via, insieme – tua polpa.

silenzio – godi
oltre le parole

le parole che vorrei tenere
da te non sono ti amo: non
è che manchi. sei cibo. sai

quanto più facile avere – è
avere – è in dote – è avere.
e chi ha: un chiaro nutrire?

il vero vive oltre la parola:
il fatto sostiene ogni detto.

se spiccassi il rosso in due:
è per votarti il vestito vero!
se al fiato tolgo voce – ora

prova a darmi: ti amo, non
a dirmi. tasto: reale, intimo.

ho provato le parole, tocca
a te: chiudere e tendere – le
palpebre e i palmi. provami
e stringi e non esitare: e sia!
non avrai più a dire: amore.

e: avrei chiaro
oltre le parole.

silenzio –
godi il segnale:
silenzio

segno di mano: ritorno della mia,
vecchia, buia… e riprendo, amica,
lo scambio: spettro è dono di brividi.
– «la semina!» – dormivo. e lo spettro
– sparso nel mio senno – era: ancora lì…

con segnale: silenzio

in sonni senza pace, ero «solo nel passo»,
lungo strade strette, di sasso e di ghiaia,
sotto il serto di un lampione – contro il
diaccio e rorido: alzo il bavero. proprio
quando: dispaccio di luce! neon ferisce
[in solco] la notte. e mi colse: il segnale!
«silenzio!»

e in luce nuda vidi: a centinaia. forse: oltre.
persone: parole, non fiati. non foste. persone:
percosse parti. non corde. persone – in fissi
canti che le voci non osano. e non uno osava
il disturbo: provocare. interferenza al segnale
silenzio…

chiusi! – io diedi – «voi non sapete: silenzio cresce
quale morbo. capite le mie parole? posso schiarire,
se vi tenete. mie le mani, che posso: darvi tregua!»

gocce perse, le mie parole: echi persi nelle conche
di silenzio

e china pregava la gente – il neon
nato dio, per mano loro: e la targa
diede – nel mezzo della parola che.
e li rese la luce – emise il suo. monito!
e la targa provvide e la targa luminò:

«il verbo dei profeti è scritto: sotto
terra, sui muri. in mattoni semplici»

sussurrò

in segnale: silenzio

Chiara Daino

[da Sàrxophone, in alterna condensa Enjoy the silence, Pearl Jam; Words, Bee Gees; More than Words, Extreme; The Sound of Silence, Simon and Gurfunkel]

 

*si spreca? si mastica, si sputa!*

SILENZIO IN SALA

 

SANTOROCK 2008

 
29 aprile 2008 - SANTOROCK
Penelope Beach, Genova.

c.d.: Più che recensire – credo – in primis – si debba: restituire. Il valore LIVE della serata.
Si sottovaluta sempre la messa in atto dello spartito, ne convieni?

d.a.: Concordo. Sempre più spesso si tende ad arrivare ad un concerto quando magari un gruppo sta già suonando, perdendo così tutta quella parte di preparativi che rende grande un evento. Si perde insomma tutta quella parte iniziale che regala sempre piccole gioie di comunità che non sono altro che piccole dimostrazioni di come la musica possa unire e creare arte dall’arte.

c.d.: Concerto richiama e concertatum e consertum – e qui, è qui la scintilla dei gruppi: la comunione. L’evento, le emozioni – condivise. Ho visto [sgrano di occhi in festa] cantanti abbracciare cantanti [nel pre, nel post], cantanti abbracciare musicisti, dialogare col pubblico confrontare progetti, pulsioni, polemiche….Quello che non accade in altri settori [e si rimanda ai fastidiosi poeti-poeti]. L’accadere naturale – come la scenografia che sottolineava l’evento…
NON SI PUÒ APPLAUDIRE CON UNA MANO SOLA! e gli artisti del SantoRock hanno esaltato la bellezza di un semplice – quanto mai scontato – docet.

d.a.: Scenografia che, come dicevi tu, non poteva decisamente essere migliore, per un evento che segna l’inizio di un periodo di festival estivi. Immaginate una spiaggia al calar del sole, con gli ultimi raggi che sprigionano quel calore che non chiede altro che di abbracciarvi prima dell’avvento del tagliente freddo serale. Immaginate un mare piatto, scuro ma caldo al tempo stesso, che incornicia un palco circondato da anime in festa per tutto quello che succederà nelle ore a seguire. Un palco con casse che fuoriescono ad ogni angolo. Un palco con lampioni che parevano vere e proprie marionette venite fin lì solo per assistere loro stesse all’evento. Un palco con bambini che muovevano i loro primi incerti passi, inseguiti dai genitori con gli strumenti in mano. Immaginate tutto questo, e socchiudete gli occhi. Perchè la musica, oramai, sta per iniziare.

c.d.: Dopo la Foscoliana descrizione del Pazu – preda dello sturm und drang – si passa allo sturm und drum! Mentre Valle, Santa Donna, è alchimia che collega e colleziona demo – volti e voci note: Machine Gun Kelly, Bad Boys of R’n'R, Accidia… Il front-man dei Pornoshock [prima della metamorfosi, della muta carismatica/cromatica] sorride tra il check sound e la disperata ricerca di un bagno; il cantante dei Gandhi’s Gunn supervisiona e sostiene tutti; noi di Genovatune siamo in attesa, in cerchio [a criticare chiunque si improvvisi – e, pronto, il BASSISTA PURO sfodera la carta d'identità. Alla voce: professione – risponde la scritta musicista. La vita di chi si consacra [ e Santo non è attributo casuale, ad rock, ad hoc]. Tempo di ribalta e di/da scaletta…

d.a.: L’onore di iniziare a lasciare che i toni comincino a diffondersi per l’aere tocca quindi ai GANDHI’S GUNN e al loro stoner dalla presa immediata. Suoni pesanti e canzoni possenti, ritmiche incalzanti. Avevo già avuto la fortuna di assistere ad una loro performance in precedenza, e ciononostante rimango sempre colpito dal continuo miglioramento. Il pubblico inizia poco per volta ad aumentare, e si avvicina con occhi incuriositi verso il palco, mentre le teste iniziano ad ondeggiare annuendo a suon di musica e metallo.

c.d.: … e sia: NOMEN OMEN. E loro sono presagio: dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere – e si fiuta il nuovo, il giovane che contamina e carica [a testa dura a testa alta] – contro ogni muro. E ancora: chi perde la sua individualità perde tutto e Gandhi sposa il ritmo – di uno scandire preciso, originale e origine – del mondo che non tarderanno a rendere proprio.

d.a.: La luce è oramai un ricordo quando viene il tempo degli ZERORESET. Classica formazione a quattro, come se fosse una dichiarazione di intenzioni di quello che andranno a suonare. Impatto sonoro, con suoni graffianti e chitarre melodiche che non faticano ad andare a raggiungere perfino le orecchie di coloro che stazionano nelle retrovie. Impatto sonoro, con una voce portavoce di tragedie e sofferenze, come se volesse mondare il mondo con la sua presenza e l’aiuto di quei tre strumenti che la circondavano fieri ed ostinati.

c.d.: Dichiarazione che conta e chi conosce – inizia sempre a contare da Zero. Cavalcando una cometa, da Betlemme alla Superba – l’impasto e l’imprinting è immediato: in ascolto. Nessuno a prevalere, forze calibrate, giuste dosi. E amalgama resa. Per una manovra diversa che rende giusto/gusto il/al tutto. Come si commenta [e ci si complimenta] con Mik, il sopra-citato bassista puro che è parte della parte che tutto resetta. E si riparte e si riforma. Con i FUNGUS…

d.a.: Con i Fungus i suoni si attenuano un po’, ritrovando parte di quella pace e quiete acustica che non significa per forza di cose tranquillità. Le sonorità sembrano assumere qualche anno in più sulle spalle, con una ruvidezza compositiva che sembra mancare nell’ultimo decennio. Salta la luce.
Salta la luce, e tutto tace per qualche secondo, tranne la batteria che continua il suo cammino imperterrita e sicura. Salta la luce, e il pubblico grida. Torna la luce, ed il pubblico esulta. I Fungus riprendono il loro cammino da dove avevano interrotto.

c.d.: … e aggiungono peso all’anima [dai 21 ai 25] – ogni nota è grammo – per la loro ricetta che miscela più radici – e servono l’impasto caldo, vibrato e sotteso. Una cifra altra dall’essere frutto/figlia del caso. Capitolo PORNOSHOCK: Chapeau al Carisma! E si apre il sipario: la presenza scenica - per chi pratica altri Palchi - è applauso di pupille in festa. S-brani di rose e specchi e goduria del gioco. To play: è corda è corpora - tesi - protesi al pubblico, investito, travolto, complice. Tra denuncia e divertissement – sangue in fieri. Senza perdere una battuta.

d.a.: Poche sono le parole che ancora non sono state spese sui Pornoshock, e quindi mi vergogno quasi a cercare di descrivere ancora una volta il loro rock che aggredisce e culla allo stesso tempo. Il Giallo [oh, se si chiama così non è colpa mia] è un ottimo conducente per quel treno di desideri voluttuosi e carnali accompagnati dalla gioia di incrociare ogni singolo strumento in un’esibizione accaldata e vissuta fino all’ultima goccia di sudore.
Vorrei non invecchiare dentro, solo per poter avere ancora la possibilità di continuare ad assistere ad un altro concerto dei Pornoshock. Vorrei non invecchiare nel tempo, per essere ancora qui, domani sera, a sentire ancora una volta ogni loro canzone. Vorrei non invecchiare mai.
Trova un difetto e saranno perfetti. Trovalo, se ci riesci tu. Io, proprio non riesco.

c.d.: Un difetto? Il vocalist mi promise la rosa che poi – soavemente – dilaniò… E il gambo reciso fu raccolto [cimelio/feticcio] da fan in prima fila [ma gli si perdona tutto;)]. In compenso sfoggio con piacere la spin dei VANESSA VAN BASTEN [tra gli entourage più attivi e coinvolgenti]
E siamo al dulcis in fundo…

d.a.: Ed è proprio dolce il naufragare in quell’ultimo mare che sono i Vanessa, perchè riesco sempre a farmi cullare dalle loro sonorità come se fossero una ninnananna in versione macabra e distorta. Forse non è proprio il genere di musica che consiglierei ad una neo-madre per far assopire il proprio figlio, ma so che resterò con il dubbio finché non proverò. Il pubblico chiude gli occhi per ascoltare con più attenzione ogni singola nota che si sprigiona nei minuti in cui il gruppo è sul palco, e non riesco a dar loro torto. Non riuscirei a vincolare la musica dei Vanessa Van Basten in una definizione che li avvicini a questo o quell’altro gruppo, o che li rinchiuda in un genere musicale.

c.d.: «Ho visto mille volte che gli angeli hanno forma umana e mi sono intrattenuto con loro come l’uomo si intrattiene con l’uomo, a volte con uno solo, a volte con più di uno, e non ho visto nulla in loro che differisse dall’uomo in quanto alla forma. Affinché non si potesse dire che si trattava di illusione, mi è stato concesso di vederli in pieno stato di veglia, mentre ero padrone di tutti i miei sensi ed in uno stato di limpida percezione.» - ed è chiaro spartire - col pubblico - quella stanza, quell’aria piendi echi [Swedenborg e la consapevolezza che le parole sono segni, così le frasi, così i fraseggi]. Il mood est modus. Nomina sunt Numina. E i Vanessa sono l’atmosfera del bios - che trascina.

d.a.: E come tutte le più belle cose, anche questa sera volgere infine al termine. Ma non la musica, che grazie alle capaci e possenti mani dei ragazzi di VOLÙMIA [Renna & Co] continua a infrangersi nei cervelli, nel centro – che ferma. Le ultime canzoni dopo quest’orgia di emozioni e sensazioni che si perdono nel buio della notte, ma non si spegneranno sotto la luce dei ricordi. Le ultime canzoni prima di chiudere gli occhi, ed è subito l’alba.

c.d.: Si lamenterà [lo farete, tranquilli!] che questa non è una VERA E PROPRIA recensione. Stretti all’etimo: rècenseo – si è passato in rassegna – chi già è. E sa. Stanchi degli emergenti a vita. Quando è tecnica, è consapevole strumento, quando è studio, talento e credo. Quando le basi sono solide. Da tempo. Dai tempi e dagli accordi incisi. Non resta che: SENTIRE. Muovere il culo e il collo [headbanging dei sensi] - e ringraziare. Nell’a presto del BIS. Nel ricordo di Dino Basili: il sordo peggiore di quello che non vuol sentire è quello che non ti fa neppure aprire bocca perché è convinto di sapere già tutto.
E Ike Turner ringrazia.

  Daniele Assereto e Chiara Daino per Genovatune

Chiara Daino e Daniele Assereto

L’ULISSE: POESIA E TEATRO, TEATRO E POESIA

«Cessate, o poeti, il vostro teorizzare,
i contrasti furon da sempre insoluti;
con un piede metrico e l’altro in corpus,
mai furon costanti gli allori.
Dunque cessate, più non cavillate
e lasciate sentir chi lo fa;
e siate uniti e le diatribe mutate
in un vario trallallerollelollà.
Non cantate più strofe accaniti
non più canzoni trite pien di gara
i contrasti furon da sempre insoluti,
dacché la prima pietra mise verbo.
Dunque cessate, più non cavillate
e lasciate sentir chi lo fa;
e siate uniti e le diatribe mutate
in un vario trallallerollelollà»

[W.Shakespeare, Molto rumore per nulla, liberamente tradotto e – (re) interpretato]

 

http://www.lietocolle.com/ulisse/

“Poesia e teatro, teatro di poesia
(vol. II)”

POLITICA, PAESE E PAESANI


La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini.
[Sciascia]

«Ma tu non parli di politica?»

In primis: dov’è la polis? La psychè poleos? De Profundis? Non assecondo. Ti dico: tutto è politica. Sempre. Specie: per chi è pagina/palco/presenza – pubblica. E trova le differenze: tra l’eletto che consiglia un matrimonio d’interesse e la valletta che si spoglia e guadagna. [Gaber dixit: un figone resta sempre un’attrazione che va bene per sinistra e destra]. E le piazze piene per la gloria del pallone [che sono fieri di vincere i mondiali] e le piazze vuote per le giuste cause. E sono sempre altre – le pupille irritate, le mani del male. E tu dov’eri? Cosa facevi? Negli anni? Nel tuo piccolo? Quale quotidiano? La dignità dove l’avete persa? Prediche e pulpiti il giorno – a puttane e pestaggi la notte? Quale coscienza civica quando compri i rotocalchi nei gironi di gossip e insegni ai tuoi figli che bella figura è il fotografo più feccia d’Italia? Quando il giovane si chiude nel suo angolo ottuso [se scoppia una guerra civile – mi ritiro e coltivo pomodori. 26 anni davvero ben spesi, oh maschio medio e mediocre!]. E quando te ne fotti di tutto – quello che non ti riguarda, non ti tocca. E si tace. E si piange all’estero e si calpesta la patria. Senza memoria, senza cultura che radica. Ti senti Italiano a sprazzi? E sia sempre: Cannavaro e mai Caravaggio! Non sia mai dare alle stampe un po’di spessore. Non ci pensare. Prenditela pure con i piani alti – e resta nel basso [continuo] della tua miseria.

 

Chiara Daino

E ci promettiamo in coro…

PENTHESILEA (nel delirio di Artaud)

Fondazione Aida Teatro Stabile di Innovazione
presenta
per la Rassegna “ATTO III
(Stagione Teatrale 2007⁄200 8)
TEATRO FILIPPINI
Vicolo Dietro Campanile Filippini, 1- Verona
Sabato 12 aprile ore 21:00
il seguente spettacolo:

Nevio Gàmbula

 

PENTHESILEA (nel delirio di Artaud)

da H. Von Kleist 

 

Torna in scena ai Filippini, ad un anno di distanza, l’ultimo lavoro di Nevio Gambula, attore torinese da sempre impegnato sulle scena di un teatro critico e di rottura con le convenzioni linguistiche e formali. Anche Penthesilea, al suo debutto veronese, sarà esperienza del limite: il limite del corpo e il limite della voce. Il corpo contratto che dice il disastro di essere costretto dentro le forme sociali e culturali, che dice il disastro della civiltà al suo tramonto. “La performance”, spiega Nevio Gambula, “è rigorosa gabbia ispirata a un concetto di recitazione come insolita e radiosa epifania”. Una recitazione che, come già ci ha abituato Gambula, è una canzone atroce, popolata di rumori, gesti vocali dissonanti, movimenti spezzati, immagini estremamente evocative. Un ultimo canto, dove la voce tenta di uscire dai suoi stessi argini.

Ingresso: intero 8,00 euro, ridotto 6,00 euro (anziani, studenti, valido per tessere FNAC, Galassia e Amici della Fondazione)

 

 

 
E CHAPEAU A NEVIO!