POESIATOTALE [I'M ON PAROLE]

Il mare aveva preso un tono dal taglio fresco del FERRO, non soltanto colore, ma condizione formata in un atto, cambiamento, novità e paesaggio; e durezza, alla vista, pure pronta a trasformarsi [Raffaello Brignetti]

poesiatotale!

a cura di Nanni Balestrini, Sara Davidovics, Tommaso Ottonieri

ESC via dei Volsci 20 dicembre 2009

una produzione Critical Book & Wine ed ESCargot 

Se l’impulso a uscire dai confini del proprio territorio è un carattere accertato delle varie arti, l’arte della parola ne rimane coinvolta a un livello più profondo e definitivo, in quanto tenta una metamorfosi così radicale, che è la natura stessa dell’immaginazione a esser messa in discussione. La nuova poesia prende l’avvio, nel suo processo di formazione, dai linguaggi tipici di altre arti, in particolare delle arti plastiche, per farsi “oggetto” che rifiuta la lettura: la lingua non è più infatti un codice per comunicare, ma una materia cui bisogna dar vita. Poesia totale, essa sembra offrire oggi al lettore non un prodotto definitivo, da accettare o subire nella sua chiusa perfezione, ma gli strumenti stessi della creazione poetica, nella loro strutturale rimaneggiabilità. Qualsiasi posizione assuma nei confronti dei propri strumenti espressivi, il poeta oggi parte dalla convinzione che le vecchie strutture sintattiche e grammaticali non sono più adeguate al pensiero e la comunicazione del nostro tempo. E questo atteggiamento è strettamente dipendente dall’interesse per il materiale fisico con il quale il testo viene costruito. Una letteratura visuale e pubblica non può che basarsi su un tipo di comunicazione globale e “aperta”.          

                     Adriano Spatola, da Verso la poesia totale

 

 

Ore 18.00
Vincenzo Ostuni
Marilena Lenda
Ivan Schiavone
Gaja Gubbini
Letizia Leone
Bruno Galluccio
Cetta Petrollo
Marco Palladini
Veronica Raimo
Carlo Bordini
Lidia Riviello
Bianca Maria Frabotta

Ore 19.30
Poesia in video:
Baruchello, Costa, Fontana, Porta, Rosselli, Spatola, Vicinelli, …

Ore 20.00
Gabriele Frasca
Gilda Policastro
Mario Lunetta
Nina Maroccolo
Michele Fianco
Laura Cingolani
Beppe Sebaste
Antonio Amendola
Maria Grazia Calandrone
Alexandra Petrova
Franco Buffoni
Antonella Anedda
Jolanda Insana

Ore 21.30
Canio Lo Guercio: Passione e altre canzoni sussurrate

Ore 22.00
Nanni Balestrini
Rosaria Lo Russo
Giorgio Falco
Silvio Talamo
Sara Ventroni
Sara Davidovics [con Emiliano Majorani]
Marco Simonelli
Luca Tedesco
Chiara Daino
Jonida Prifti [progetto Acchiappashpirt - suoni S.D.T.]
Tommaso Biga
Tommaso Ottonieri [con Andrea Noce e Manuel Cascone]

+ POETRY BOX
nella saletta in fondo all’Esc
con contributi gettonabili

I’m back on the streets again,
I’m back on my feet again,
I’m On Parole, On Parole

I’m raising my sights again,
I’m claiming my rights again,
I’m On Parole, On Parole

[Motörhead]

BELLEZZA MORTALE

 

 

Carne A[r]mata

gastrite ulcerosa

il mio continuo scrivermi dentro
ma ora basta
carta e penna
è ora che vediate
oltre

l’autopsia di un vivo
[F.B.]

Chiara Daino esegue l’autopsia sul corpo vivo di Fabio Barcellandi

 

*

 

Sabato 28 novembre 2009 alle ore 17, presso:

Diffusione Cultura
20099 Sesto San Giovanni (MI) via Oslavia 23
MM1 Sesto Marelli,
le linee ATM 700, 87, 81 e 53
telefono 02.24163631 fax 02.2428764
e-mail:
info@diffusionecultura.orgdiffusionecultura@tiscali.it

… e segue rinfresco

Per la Rima di Frattura, per le Labbra [Bocche] della Ferita…

MOLTINPOESIA

ferlinghetti

Ricevo da Luigi Metropoli e rimando, con preghiera di diffusione

MOLTINPOESIA a cura di Ennio Abate

                                                                                                                                   

Martedì 17 Novembre 2009

ore 18,00, Casa Della Poesia, Palazzina Liberty,

Largo Marinai D’Italia, 1. Ingresso libero 

Buon compleanno, caro Ferlinghetti! 

Da San Francisco – per l’inaugurazione della mostra di Ferlinghetti “Drawings from Life” – a Milano. La giovane studiosa Giada Diano parla del suo libro Io sono come Omero, svelandoci il passato, le scelte, i furori, l’ironia di Lawrence Ferlinghetti, una delle voci più significative di una generazione di poeti e scrittori che hanno tentato di cambiare il mondo. Il novantenne scrittore americano è l’ultimo testimone di quella Beat Generation che ha fatto dell’arte un più ampio gesto di libertà, collettivo e individuale.  

Capita che le parole di uno scrittore […] ci suonino familiari come se uscissero direttamente dalla propria anima. Capita che la nostra vita cominci a cambiare da quel momento.»

G. Diano, Io sono come Omero, Feltrinelli. 

                                                                                             Introduce Enzo Giarmoleo 

Letture, mostra di disegni e poesie scritte a china dal poeta. 

Hanno collaborato:

Casa della Poesia di Milano 
www.la casadellapoesia.com
 

Libreria “Cento Fiori”

libreriacentofiori@virgilio.it

LUPUS @ BLU DI RAVECCA

Locandina

Daniele Assereto_Chiara Daino @ Blu Di Ravecca

La forza del vampiro è che nessuno crede nella sua esistenza [ Bram Stoker]

Martedì 10 novembre (dalle 18.30 alle 20) Chiara Daino sarà presente al Blu di Ravecca, nell’omonima strada del Centro Storico che collega Piazza Sarzano a Porta Soprana, per una nuova rassegna di poesia e canzone d’autore: aperitivi poetici, appuntamenti con poeti, cantautori, scrittori e performer che a partire da ottobre animeranno il locale.

  • … lo avevo immaginato che avrebbero fatto di tutto per difenderti
  • … è QUESTO il tuo sbaglio più grande… Credi che da sola non sappia difendermi?

METALLIRICA

Daino ritratta da Tran Quang Hai

Daino ritratta da Tran Quang Hai

Gli stretti rapporti
tra poesia e heavy metal

MONFALCONE. Spesso nei festival di poesia e di scrittura ci si dimentica di quella parte di pubblico che invece dovrebbe ricoprire più importanza perché rappresenta il futuro: gli studenti, cioè quella parte di società su cui ricadranno e stanno già ricadendo le scelte politiche e sociali di oggi. La direzione artistica di Aboslute (Young) poetry ha avuto il merito di ricordarselo, inserendo tra le iniziative anche l’ Abosolute (Young) sKoll formato da tre incontri in diversi istituti superiori, il primo dei quali ha avuto luogo al liceo scientifico e classico Michelangelo Buonarroti di Monfalcone.

Tema dell’incontro Poesia e musica Heavy metal in cui una magistrale Chiara Daino poetessa e attrice, si è confrontata con i ragazzi di alcune classi superiori sul ruolo della musica (in particolare l’heavy metal) nella traduzione e poi nella trasmissione del messaggio di quei poeti che a scuola vengono insegnati e affrontati in modo convenzionale, senza dare seguito a un “reale spazio di riflessione”. Percorrendo questa idea, la giovane scrittrice (ventotto anni) ha presentato una serie di video con oggetto alcune classiche lezioni universitarie su alcune poesie e canti famosi (dall’Inferno Dantesco, alle poesie di Baudlaire, da Tasso a Pessoa) per poi metterli a confronto, attraverso l’ascolto del riadattamento in musica della stessa poesia, con alcuni video di gruppi della scena musicale internazionale Heavy metal (Metallica, Sepoltura, Motorhead), dimostrando come la musica heavy metal riesca molto più della scuola a trasmettere la cultura e la grandezza dei poeti studiati.

Secondo la poetessa, infatti, arrivare oggi ai giovani è difficile: le cause vanno cercate nella presenza di una barriera enorme tra gli studenti e i professori e nello stesso modo di insegnare da parte dei docenti che, senza cadere in generalizzazioni, dimenticano spesso che oltre spiegare la classica interpretazione di una poesia, dovrebbero riportare anche il potenziale espressivo delle parole: il suono, le emozioni, i sentimenti, la rabbia e il contenuto politico. Secondo la Daino, infatti, oggi la maggior parte dei ragazzi sta perdendo di vista tutto questo, complici in questo mass media e istituzioni, per rincorrere sogni e interessi sterili come quello di fare la velina o il calciatore, accettando tutto ciò che viene proposto senza reagire. «Siete una generazione che ha avuto tutto il superfluo, ma non il necessario. Vi stanno lobotomizzando facendovi credere che c’è sempre un lieto fine, che la massima aspirazione letteraria è Moccia e la musica migliore è quella Gigi D’alessio, vi stanno facendo violenza, togliendo lo spazio per rielaborare e reagire», spiega la poetessa. «Invece, la poesia (da quella contenuta in un libro o a quella racchiusa dentro una canzone) è dare voce a un sentire forte, è comunicazione di una rabbia che deve arrivare soprattutto ai giovani, altrimenti perde di significato, perché la poesia è amore del donare, di arrivare, di cambiare ciò che c’è di sbagliato nel mondo. La poesia è politica e una poesia che non è rivolta al sociale è terribile». A intervenire durante l’incontro anche un coinvolgente Lello Voce, direttore artistico del festival e docente di lettere: «Io e Chiara siamo al completo opposto nella preferenza di generi musicali, lei ascolta e diffonde il metal, io il rap, ma su un fatto fondamentale siamo sulla stessa lunghezza di pensiero. L’arte è assunzione di responsabilità civile e politica. La stessa scelta di portare oggi qui una scrittrice dai colori e toni così forti in un’istituzione scolastica è rischiare, è fare una precisa scelta politica».

A intervenire anche gli studenti: «Non siamo tutti così, siamo capaci di riflettere, purtroppo la maggior parte di noi non è capace o non vuole avere uno spirito critico. Non possiamo essere tutti perfetti e non possiamo risolvere e cambiare le cose». «Noi non possiamo cambiare il mondo con un clic, non possiamo fare nulla direttamente per l’Africa, o per qualsiasi altro problema sociale di ampia portata – risponde ai ragazzi la scrittrice – ma il cambiamento avviene nello spazio di un metro quadro, bisogna migliorare la mattonella, non accettare passivamente le cose. Bisogna reagire, la reazione è già un fatto politico di per sé. In questo siete perfetti, anche partendo dall’incontro di oggi, in cui ci siamo arricchiti a vicenda. È anche con le parole, con la cultura, e quindi anche con la poesia che si dà uno strumento per reagire alle persone di fronte alla violenza, soprattutto dei mass-media, a cui sono sottoposte quotidianamente».

Caterina Zanella

(11 ottobre 2009)

http://messaggeroveneto.gelocal.it/dettaglio/gli-stretti-rapporti-tra-poesia-e-heavy-metal/1745899

Nel grazie, a tutti

My best growls

http://metaliteracy.wordpress.com/about/

Più di Uno [Music for Peace Aid]

Music for Peace Aid

Più di Uno
Music for Peace Aid

Organizzatore: Guido Conforti
Evento: Happening
Quando: sabato 19 settembre 2009 alle ore 21.00
Dove: Teatro della Gioventù, via Cesarea, 14 [Genova]

Musicisti, cantanti, attori, poeti, ballerini e artisti di arti varie tutti insieme per sostenere l’associazione Creativi della notte, Music for Peace.
L’associazione utilizza la musica e gli eventi artistici in genere per svolgere azioni di sensibilizzazione del pubblico sui temi della pace, dell’uguaglianza tra i popoli e della concreta solidarietà alle popolazioni più pesantemente disagiate; dal 1994 ad oggi Music fo Peace ha svolto missioni umanitarie in Bosnia, Kosovo, Afghanistan, Iraq, Palestina, Sri Lanka, Sudan, Saharawi, Gaza a Abruzzo.

LO SCANDALO DELLA POESIA

PAROLE & IMPEGNO

 

Nuovi autori Poeti dissidenti, criticano l’omologazione del consumismo e dello spettacolo

Versi che parlano anche al movimento: «Ci sognavate tutti tronisti e veline. Vi sbagliavate»

 

Lo scandalo della poesia che si permette di fare politica

 

Sanchini, Antonello, Zattoni, Daino: quattro poeti a cui la sinistra italiana, erede di Gramsci e Pasolini, dovrebbe dare voce. Alla crisi della politica questi giovani poeti offrono una direzione verso cui guardare.

 

Da leggere – Voci critiche per sonetti e poemetti

Voci giovani di poesia, poeti se non militanti, ma molto critici con l’omologazione culturale, il degrado del linguaggio e dei valori. Parliamo di Stefano Sanchini che ha all’attivo la raccolta «Interrail» (Fara), Danni Antonello, che ha pubblicato il poemetto politico «Italia», di Matteo Zattoni, che ha tre raccolte in libreria («Il nemico», Il ponte vecchio, «Il peso degli spazi», LietoColle e «L’estraneo bilanciato», Stampa); infine di Chiara Daino, autrice del romanzo «La merca» (Fara).

 

La sinistra – Dov’è finita la questione culturale? Chiedono i quattro autori.

 

 

Dietro la grande rappresentazione della banalità omologata italiana, cresce e si sviluppa una nuova generazione di poeti italiani. Nati a cavallo tra gli anni ‘70 e i primi ‘80, studiano Pasolini, criticano il presente, criticano l’omologazione del consumismo e dello spettacolo. «Profanare il tempio delle banalità di massa con lo scandalo della poesia. Oltraggiare l’epoca a colpi di amore». La sinistra dovrebbe saperli accogliere, promuovere, incoraggiare. Non lasciare disattesa proprio la gramsciana «questione culturale» di cui invece si appropria la destra, con i vari Dell’Utri, Crespi e Davide Rondoni. È sempre una violenza costringere la poesia a categorie di lotta politica; ma pure questi giovani scrittori molto avrebbero da dire ai ragazzi che si sono riconosciuti nello slogan: «Ci sognavate tutti veline e tronisti: vi sbagliavate».

Pensiamo al marchigiano Stefano Sanchini (1976), il cui esordio risale al 2008, con la raccolta Interrail (Fara) e con il poemetto di teatro in versi Via del Carnocchio, roversianamente ciclostilato in proprio ed altrettando distribuito. Immaginiamolo in piedi, dunque, nel mezzo di un incontro pubblico, scandire con voce di fuoco: «aspiro ad essere / l’anello malato della catena di montaggio / aspiro alla solitudine e all’ingiuria / ho paura, certo / il sogno era un altro e c’erano gli altri / con il loro viaggio a incontrarsi / che vivi siamo in questo tempo / ma dove sono gli altri? Dove / le provviste?».

Danni Antonello (1978) è invece un giovane poeta veneto, traduttore dal francese, direttore della piccola ma sempreverde casa editrice La spina, in provincia di Padova. La sua parola, orfica e incivile, ci ricorda Dylan Thomas, Jean Genet, Rimbaud, la sua rivolta è anarchica e individuale: «come il gabbiano che controvento / cede alla raffica e vira». Maleggiamolo anche dal poemetto politico Italia, stampato dall’Istituto veneziano per la storia della resistenza e della società contemporanea, in occasione del sessantesimo anniversario della liberazione: «In viale dei tigli ad ogni tiglio sta appesa una corda, / spessa quanto forte quanto duro è il collo spezzato / dell’uomo che ha impiccato: l’antifascista, il partigiano / che un secondo prima di morire muto come l’orgoglio / dentro di sé ha pensato: / “Non basteranno tutti i tigli del mondo / per impiccare un popolo”».

Del lombardo Matteo Zattoni (1980), già uscito con Il nemico (Il ponte vecchio, 2003), Il peso degli spazi (LietoColle, 2005) e L’estraneo bilanciato (Stampa, 2009), ha già ben scritto Gianluca Pulsoni: Zattoni «legge il mondo come luogo del pensiero e del possibile recuperando il desiderio poetico e “politico” di tornare a percepire la realtà nel suo dinamismo dialettico. Per esprimere, nel suo realismo, l’immagine come contenuto di verità e domanda». (La Gru n.5, luglio 2008). È vero, se nella silloge dall’evocativo titolo situazionista Il mondo senza spettacolo il poeta profana il dogma del controllo securitario e finanziario («Adoro sorridere dentro le banche / alle loro telecamere, alla ricerca del piccolo / particolare l’idiota mi scruta con grande / attenzione, forse allerta il servizio / d’ordine – cos’avrà quello / da sorridere?») e amaramente ci interroga: «come fare a cambiare il mondo / se non riusciamo neanche più a cambiare / canale (…)?».

Infine spostiamoci a Genova per incontrare Chiara Daino (1981), sorprendente rivelazione della nuova scrittura italiana in prosa ritmica ed artistica. Il suo amalgama linguistico di basso gergo giovanile ed alta sperimentazione letteraria (con grandi riferimenti, da Emily Dickinson ad Amelia Rosselli), tra citazioni rock e tensioni escatologiche, ci parla di una lotta intestina tra l’io e la storia, tra corpo individuale e mondo socializzato. Il suo primo romanzo, La merca (Fara, 2006), ha la voce diretta e non mediata di una dca (disturbi del comportamento alimentare). Priva di pietismi e morali esterne, la Daino ne approfitta per un feroce affondo generazionale: «Questa è la generazione di Jenny. Meditate, genitori, meditate. Pensierino del giorno: le cellule impazzite della generazione, da voi generata, dovrebbero impedirvi di dormire sereni (…), il frutto del vostro ventre si getta dal palazzo più alto perché ha preso solo un 27 all’ultimo esame e non vi ha resi abbastanza orgogliosi: non ha compiuto “il suo dovere”».

Sanchini, Antonello, Zattoni, Daino: quattro, di una lunga lista di nuovi autori a cui la sinistra italiana, erede di Gramsci e Pasolini, dovrebbe dare voce. Insomma, torni la sinistra ad investire sulla cultura: alla crisi della politica omologata e scollata dal reale, questi giovani poeti italiani sanno rispondere, offrendo, se non ancora una risposta, una direzione verso cui guardare. Ascoltiamoli.

 

Davide Nota

[l'Unità, 18 agosto 2009]

http://davidenota.splinder.com/post/21141057/%22Lo+scandalo+della+poesia+che+

http://farapoesia.blogspot.com/2009/08/sanchini-antonello-zattoni-daino-e-lo.html

TELLUS FOLIO e MALLEUS DAINO

 

Wolf: Hai visto signorina? Rispetto! Mi rispettano tutti perché io ho carattere!
Raquel: Anch’io ho carattere!
Wolf: No, tu hai un caratteraccio.

[Pulp Fiction]

A che serve una borchia sulla lingua? Domandava Vincent Vega.
A borchiate - risposi.  In principio fu un articolo:

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D91&cmd=v&id=9038 

e scaturì e scintillò commenti

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php?lev=91&cmd=v&lev=91&id=9244 

e confronti

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php?lev=91&cmd=v&lev=91&id=9246 

e chiarimenti

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php?lev=91&cmd=v&lev=91&id=9256

perché si deve fare, fino alla fine del fiato. Perché l’unica strage è il silenzio. Perché il dialogo ci destina un domani diverso – dai dinosauri.

L’OCCHIO DI TIGRE [Eye of the Tiger, Survivor by Daino's Sàrxophone]

e mi rivivo: e sono
alba – di nuovo in fuoco
[ tempo: le svolte del fato ]

mi rivivo: sono stata

via da me – per me risorge
la pianta pura: la sola
[ la brama che ] sono salva!

quante le volte, la fretta
[ se comoda – si colloca ]
ha dato corda miope?

tieni a mente la veste
di sogno [ devi – incidi ]
è per dove? per essere.

l’occhio di tigre – che freme

misura! cresce: la sfida!
per che? il nostro nemico
[ ultimo moto umano ]

segue la preda la notte
è la sua! e guarda tutto
nel buio: l’occhio di tigre

è fuori: faccia a faccia
nel rosso caldo la secca.
la fame: è morso [ tiene ]

e chi evita la vita
e chi la vive si stride
l’abile fiera [ e morde
ancora ] fissa: è tutto

in me: l’occhio della tigre

QUELLA PUTTANA DELLA BOVARY

 

«Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno!». È così, Gustave, per quanto sia dura da digerire. Anche se sei Flaubert in persona, è inutile imprecare! Respira, un respiro profondo, un respiro di profonda rassegnazione. E poi, rallegrati. Essere un Personaggio non è così divertente. Nessuno può tutto. Neanche tu, neanche io. E non ne posso più, credimi. È tutto sbagliato. Tutto. Tranne la tristezza. Che la bocca non dice. Non deve più dire. Né scusa, né grazie. È la perfetta tristezza di ogni Personaggio. Di ogni Personaggio che carisma una Vita Autonoma, senza maschere e con tutte le maschere del mondo. È la grazia di una tristezza autentica, amara e assoluta. Di cosa, dimmi, di cosa? Dimmi di cosa, piccolo e presuntuoso saccente, dimmi di cosa, patetica parodia di Mosè, dimmi di che cosa – deve ridere un Personaggio? Dell’Amore, certo. Dell’Amore si deve sempre ridere. Perché è ridicolo tutto questo Amore di cui parlate, parlate, parlate… Vi riempite le mani e le lingue con l’Amore, solo per sbatterlo e per sputarlo in faccia agli altri, a sfregio, solo per rimanere dalla parte dei buoni, dei salvatori. Quale Amore? Siamo seri, per una volta. Per una volta, facciamo questo gioco. Siamo seri. Seri come Personaggi, seri come Persone, seri come le Pupille di pietra. Congela tutto questo clima ipocrita dell’Italietta misera che manipola e mistifica. E basta! Basta con l’arte anonima, basta con l’arte senza artista, che basta così poco ormai per dirsi artisti. Non è divertente! Non lo è più, da quando  avete ammazzato tutti, uno dopo l’altro. Li avete ammazzati, senza sporcarvi mai le mani. Quelle mani di miele corrotto, quelle mani viscose di muffa e ovatta liquida. Basta! Che non vi basta mai! Mai sazi dei nostri sacrifici! Ora, basta! L’Io NON è morto: l’avete ucciso con le vostre menate! Sparite o tacete! Un minimo di dignità – e risparmiateci l’allacrima coccodrilla! L’Ego si è suicidato perché non vi sopportava più! Siete troppo vecchi per morire giovani. Almeno un briciolo di rispetto per chi spala la vostra mole di merda! I nostri sono giochi pericolosi e giochi seri, seri come le statue ormai lise – da tutte quelle vostre mani unte e prepotenti. Come statue deturpate, per la noia di qualche vandalo, rimaniamo saldi – ma basta sconti! Scendete da quei dannati piedistalli e pagate, pagate le statue che avete sfigurato! Pagate le vostre Puttane! Perché un Personaggio è una Puttana! Hai avuto quello che volevi. E ora: paga! Noi che non abbiamo un solo Io, ne abbiamo centinaia, migliaia, Noi tutti abbiamo scelto! E abbiamo scelto di vivere da Puttane, ma senza mecenati-papponi. Abbiamo recitato, redatto, resistito. Abbiamo ridotto i bisogni al minimo. Disperati prima, disillusi poi, abbiamo piagato rotule e scalato tetti, patito la fame e bruciato ponti. Abbiamo pagato tutto, sempre, a pelle. Non abbiamo più salute fisica né mentale. Non godiamo più, ma se potete e volete godere: pagate! Anche l’anima vi abbiamo dato e dedicato e devoluto, ma non è stato abbastanza. Non è mai abbastanza, per voi. Continue prove di coraggio e non un solo compromesso. Non è abbastanza. Abbiamo abbassato la testa a testa alta: sconfitta dopo sconfitta. Tutto, senza riserve. Senza scorte. Dritto, di taglio, affondo. Altro da dire? Da dimostrare? È abbastanza? Dimmelo tu! Ti è piaciuto dare addosso all’untore, sentirti sano e dalla parte dei buoni? Ora paga! Non pensare che un  Personaggio si accontenti dei lividi! Ora paga. Paga il prezzo che devi! Paga i tuoi scheletri e i tuoi armadi, dopo che hai razziato i miei sogni e i miei cassetti! Complimenti e condanne, consigli e critiche non bastano più! Non dopo il 9 maggio 1921, almeno, non da quando – sciamo scesi, strappando i fili, dal vostro teatrino di burattini. E siamo scesi in strada e dalla strada abbiamo imparato. Se sgarri, paghi. Se consumi, paghi. Siamo le Puttane che devi pagare, per sentirti migliore, per sentirti potente, per fingerti dio. Non è più un problema nostro quale sia il vostro ruolo. Paga. In contanti. Paga il tuo capro. Paga che è arrivato il momento del conto. Che comunque devi pagare il biglietto. Protesta, diffama, chiama i tuoi amichetti e gridate pure, tutti in coro: “Manicomio! Manicomio!”. Non uscirete da questo Casino, senza prima avere pagato. Ti sbarro il passo io per prima, da gran Puttana e Fiera di essere il Personaggio in Persona. Ascolta bene, con attenzione, chi canta per quella Puttana di Emma, per ogni Puttana che Impersona, perché tu paga – che noi si prega. Siamo tutti qui per salmodiare il vangelo dell’Iguana:

Tu che mi affoghi gli occhi senza fine
Tu sei felice quando divento una furia
Tu non mi ami, ma non mi lascerai stare
Non mi amate, ma non mi lasciate essere
Non sei mai stanco di farmi male?
Non siete mai stanchi di ferirmi?

Devi essere davvero convinto
che il sorriso NON MI DONI
perché in tutto questo tempo
non hai mai permesso che ne vestissi
NEANCHE uno – un solo sorriso

Penso, provo, ripenso
come può essere…

Metallo freddo, questo pomeriggio
È meglio, meglio salvare un albero…

Non sprecare carta, tempo, fiato. Abbiamo ascoltato: predicatori e coglioni, geni e babbei, fornitori e fruitori. Abbiamo assorbito: ogni genere di profezia, di prognosi, di postumi. Abbiamo esaurito tutti gli esempi. Avete distrutto i nostri futuri, appestato i nostri presenti per la gloria delle vostre gengive in bella mostra. Ci avete buttato nell’arena per divertirvi, per distrarvi. E i nostri cadaveri puzzano più degli altri, ammorbano l’aria perché non muoiono. Siamo già morti. Siamo i vostri incubi. Potete giurarci: avremo la nostra vendetta. E pagherete con la vita: una vita lunga, lunghissima, infinita,… Vivrete tanto, così tanto, da non poterne più! Lunga vita! Lunga vita a voi! La vita più lunga possibile perché ogni giorno e ogni notte dovrete pagare. Pagherete gli occhi di Luigi e di Luigi, gli occhi di Kurt e di Karen, di Cesare e di Emilio, di Anne e di Sid, e di tutti – quelli che avete succhiato e sputato! Vi è piaciuto? Ora leccate bene la canna del Metallo, sentite il sapore della polvere, sentite che è ancora caldo, sentite che è un rosso fresco, e vi tremi la vita che ci avete negato:

E vi saluto, e vi chiedo come state?
E vi mando un sorriso!
Non sprecate il fiato è fiato sprecato
NON spreco il mio odio – per voi
NON sprecherò questo mio odio
NON spreco il mio odio – per te

credo che lo durerò per me
niente più macelli, non più
non ho più tempo per aiutarti a fare punti
credo sia tempo di fare: come più ti piace
come vi pare…

Buongiorno. Com’è?
E vi lascio un sorriso!
Non sprecate il fiato è fiato sprecato
Non sprecherò il mio odio – per voi
Non sprecate il fiato è fiato sprecato
Non spreco il mio odio – per voi
Non sprecherò questo mio odio
Non spreco il mio odio – per te

Astio! Fiele! Odio! Bile! Disprezzo!

Adesso, credi di essere – degno?
[credi DAVVERO di esserne degno?]
Credi che basti alzare la fronte
e ridere e sussultare quella bifida corona?

Levati il cappello – e conta gli schizzi di sangue! Hai il corpo coperto di sangue, gromme di coaguli. Secchi. Li vedi? Li sai chiamare per nome? Come puoi dormire? Se mi spacchi le ossa, se mi cavi il cuore, se mi spari alle gambe e mi tagli la gola, come puoi non sapere il mio nome? Come puoi non sentire il Bene che ti denuncia: ‘sono anni che prendo a calci in culo me stesso. Così mi son fatto fuori!’. Come puoi dormire quando Kurt prende a testate il Marshall? Come potete dormire quando Emilio vi ricorda: ‘a voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna’. Come si può? Non ho mai capito come, ma continuate a dormire, da bravi. Fate la nanna, vi siete lavati i denti? Da bravi, continuate a dormire, che vi rimbocco le coperte. Da bravi, avete spento tutte luci? Fate i bravi e dormite sereni, riposate che la scuola è finita. Domani niente sveglia, da bravi, ragazzi, posate il pallone e andate a dormire. Da brave, ragazze, smettetela con queste fantasie e andate a dormire. Dormite, continuate a dormire, avete detto le vostre preghiere? Dormite, dormite, tornate a dormire: è stato solo un brutto incubo.

 

NEL RESPIRO

 

Non so quale sete diabolica m’impedisca di denunciare il patto col mio respiro
[Emil Cioran]

 

ascolta e resta carne
nel legno
che la parola fissa e annida

e chiara rende la luce

ora che la luce
ha scavato la penombra
ora che l’ha resa
sperma
ora che la notte ha sete
e l’umanità è il battito ampio
di un vagito che si perde

Paolo Fichera

 

Grazie Paolo, per il frantume, grano chiaro: http://cattedrale.wordpress.com/2009/07/17/507/#respond