TRASUMANAR PER VERBA: LECTURA DANTIS A GENOVA

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Durante il prossimo triduo pasquale, nel centro storico di Genova verrà realizzata una lettura integrale della Divina Commedia.
Il progetto Trasumanar per verba è stato realizzato dalla Parrocchia di N.S. del Carmine e S.Agnese e da alcune associazioni del quartiere del Carmine, dove verranno effettuate le letture secondo il seguente programma:

 INFERNO: Giovedì 20 marzo, ore 19,30 all’interno del Mercato di Piazza del Carmine
 PURGATORIO: Venerdì 21 marzo, ore 19,00 all’interno dell’ex Abbazia di S.Bernardino
 PARADISO: Sabato 22 marzo, ore 16,00 all’interno della Chiesa di N.S. del Carmine e S.Agnese

L’obiettivo è quello di rendere disponibile l’intera esperienza del viaggio proposto da Dante, in un percorso umano e spirituale che muove dalla miseria della “selva oscura” per giungere fino alla contemplazione di Dio.
In aderenza alla sua impostazione originaria la lettura è collocata nel tempo di Pasqua e si inserirà tra le celebrazioni del Giovedì Santo e la Veglia pasquale.
I canti verranno proposti da una squadra di 11 lettori per sera che si alterneranno secondo lo schema della terzina dantesca. Le voci saranno offerte da: Giovanni Cadili Rispi, Guido Conforti, Chiara Daino, Andrea Del Ponte, Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Daniele Gatti, Bruno Guglielmini, Massimo Morasso, Carlo Oliva Sauli, Enrica Origo, Elisabetta Rugai, Giovanni Battista Varese e Luca Zingariello.
Nella sua prima edizione “Trasumanar per verba” si svolgerà in strutture collocate nel quartiere del Carmine, di impianto medioevale ed oggetto di un Programma di Riqualificazione Urbana (PRU) in via di completamento.

Una conferenza introduttiva all’evento si terrà il giorno 14 marzo, ore 18 presso la Chiesa di N.S. del Carmine e S.Agnese a cura di Massimo Morasso.

Per contatti e informazioni
Guido Conforti

http://www.guidoconforti.it/
studio@guidoconforti.it

“Trasumanar per verba” sono tre parole tratte dal primo canto del Paradiso.
“Trasumanare” è uno degli innumerevoli neologismi utilizzati da Dante e significa andare al di là dei limiti della natura umana, trapassandola, trasformandola fino a superarla per aderire ad una natura più alta, alla natura divina. E’, in fondo, il condensato estremo dell’intera Divina Commedia e -nella visione cristiana- del destino di ogni uomo, creato da Dio affinché possa liberamente ricongiungersi a Lui, in una relazione d’amore.
Come sappiamo, il Dante Alighieri-poeta (fiorentino di nascita e non di costumi…) scopre, vuole e almeno in parte sperimenta l’esperienza esistenziale del trasumanare attraverso l’arte che gli è propria, facendo muovere il personaggio di se stesso, il Dante-pellegrino, in un viaggio straordinario e memorabile che parte dalla miseria della sua vita terrena per condurlo fino alla contemplazione di Dio. L’ambiente allegorico in cui si compie il viaggio è un universo che comprende l’intero universo conosciuto da Dante, dagli albori dei tempi fino alla cronaca quotidiana del XIV secolo, dove storia e mito, pensiero e dottrina, realtà e rappresentazione della realtà ugualmente concorrono a definire i contorni spaziali in cui il trasumanare può aver luogo.
Un’esperienza personale di Dante Alighieri-poeta che tuttavia non è affatto esclusiva, ma è per sua natura corale, sociale, necessariamente condivisa con chiunque si interroghi su quale sia il senso ultimo della vita: in questo senso realmente “commedia” come “canto del villaggio”, come parola scritta per essere compresa da tutti, preferendo il linguaggio popolare (“delle donnette” si dice nell’epistola a Cangrande della Scala) a quello aulico e latineggiante. Questo concetto è immediatamente dichiarato, fin dal primo verso del primo canto dell’Inferno, laddove il Dante-pellegrino si dibatte “nel mezzo di cammin di nostra vita” e successivamente ribadito tutte le volte in cui emerge l’obiettivo di questo viaggio eccezionale nel regno dei morti, che è quello di mostrare al mondo come la vera beatitudine consista nella conoscenza diretta di Dio, ossia della Verità.
La missione che Dante Alighieri-poeta sente la necessità di assolvere è realizzata “per verba”, cioè attraverso l’uso della parola. Anche se il sentimento di inadeguatezza rispetto al compito sovraumano che lo aspetta emerge in continuazione in tutte le cantiche e perfino nella terzina da cui sono tratte queste tre parole (“trasumanar significar per verba/non sia poria”), lo strumento di cui Dante dispone per tentare la propria e altrui salvezza è proprio la poesia, più precisamente la Divina Commedia stessa. E nonostante lo stupefatto understatement con cui si accosta alla scrittura del più gran libro della cristianità, Dante è talmente convinto della formidabile potenza della parola da consegnarle le chiavi della propria anima.
La parola, infatti, non è solo metafora, ma essa stessa “fatto” ed “atto”. Il Dio in cui crede Dante si riconosce come Verbo e tutta la storia del creato –fin dagli albori della Genesi- non è altro che il farsi della parola di Dio (cioè di Dio stesso!) nel corso del tempo. Non c’è insomma una verità di sostanza e una parola che la rappresenta, più o meno fedelmente, ma una verità che nella sua sostanza più intima assume la natura della parola, ossia di una relazione tra una pluralità di soggetti (chi parla/chi scrive, chi ascolta/chi legge) generativa di nuova realtà che proviene da quella stessa relazione.
Ecco quindi che il “trasumanare” a cui dall’eternità siamo chiamati per l’eternità prende forma su un tapis roulant o, per dirla con un’immagine cara a Dante, su una scala di parole su cui si dipanano le tappe progressive delle nostre conoscenze, delle nostre scelte e della condivisione con altri di scelte e conoscenze per il continuo divenire della creazione.
Il viaggio impossibile che da settecento anni Dante Alighieri-poeta ci invita a fare diventa possibile solo seguendo passo passo il Dante-pellegrino e le sue guide ultraterrene dalla selva oscura fino al flash estasiato di quell’amor “che move il sole e l’altre stelle”.
Provando a vedere se in tutto questo, alla fine, qualcosa possa davvero cambiare nel profondo del nostro povero io.

Guido Conforti

PARTI LETTORI INFERNO
Giovedì 20 marzo, Mercato di Piazza del Carmine

Orario,

CANTO, LETTORE

19,30

1 Daniele Gatti
 2 Daniele Gatti
 3 Chiara Daino
 4 Daniele Gatti
 5 Chiara Daino
 6 Bruno Guglielmini
 7 Chiara Daino
 8 Bruno Guglielmini

20,30

9 Andrea Del Ponte
 10 Bruno Guglielmini
 11 Andrea Del Ponte
 12 Elisabetta Rugai
 13 Andrea Del Ponte
 14 Elisabetta Rugai
 15 Giovanni Battista Varese
 16 Elisabetta Rugai

21,30

 17 Giovanni Battista Varese
 18 Massimo Morasso
 19 Giovanni Battista Varese
 20 Massimo Morasso
 21 Lucetta Frisa
 22 Massimo Morasso
 23 Marco Ercolani
 24 Giovanni Cadili Rispi

22,30

25 Lucetta Frisa
 26 Giovanni Cadili Rispi
 27 Luca Zingariello
 28 Giovanni Cadili Rispi
 29 Luca Zingariello
 30 Guido Conforti
 31 Luca Zingariello
 32 Guido Conforti
 33 Giovanni Cadili Rispi
23,30 34 Guido Conforti

PARTI LETTORI PURGATORIO
Venerdì 21 marzo, Ex Abbazia di S.Bernardino, Sal S. Bernardino, 9

Orario

CANTO, LETTORE

19,00

1 Daniele Gatti
 2 Daniele Gatti
 3 Massimo Morasso
 4 Daniele Gatti
 5 Massimo Morasso
 6 Andrea Del Ponte
 7 Massimo Morasso
 8 Andrea Del Ponte

20,00

9 Elisabetta Rugai
 10 Andrea Del Ponte
 11 Elisabetta Rugai
 12 Giovanni Battista Varese
 13 Elisabetta Rugai
 14 Giovanni Battista Varese
 15 Enrica Origo
 16 Giovanni Battista Varese

21,00

 17 Enrica Origo
 18 Luca Zingariello
 19 Enrica Origo
 20 Luca Zingariello
 21 Lucetta Frisa
 22 Luca Zingariello
 23 Marco Ercolani
 24 Giovanni Cadili Rispi

22,00

25 Lucetta Frisa
 26 Giovanni Cadili Rispi
 27 Chiara Daino
 28 Giovanni Cadili Rispi
 29 Chiara Daino
 30 Guido Conforti
 31 Chiara Daino
 32 Guido Conforti
 33 Guido Conforti

PARTI LETTORI PARADISO
Sabato 22 marzo, Chiesa di N.S. del Carmine e S.Agnese

Orario

 CANTO, LETTORE

16,00

1 Daniele Gatti
 2 Daniele Gatti
 3 Chiara Daino
 4 Daniele Gatti
 5 Chiara Daino
 6 Andrea Del Ponte
 7 Chiara Daino
 8 Andrea Del Ponte

17,00

9 Elisabetta Rugai
 10 Andrea Del Ponte
 11 Elisabetta Rugai
 12 Giovanni Battista Varese
 13 Elisabetta Rugai
 14 Giovanni Battista Varese
 15 Enrica Origo
 16 Giovanni Battista Varese

18,00

17 Enrica Origo
 18 Carlo Oliva Sauli
 19 Enrica Origo
 20 Carlo Oliva Sauli
 21 Luca Zingariello
 22 Carlo Oliva Sauli
 23 Luca Zingariello
 24 Giovanni Cadili Rispi

19,00

 25 Luca Zingariello
 26 Giovanni Cadili Rispi
 27 Lucetta Frisa
 28 Giovanni Cadili Rispi
 29 Marco Ercolani
 30 Guido Conforti
 31 Lucetta Frisa
 32 Guido Conforti
 33 Guido Conforti

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VIVIEN LEIGH ON STAGE

29 febbraio 2008

TEATRO ASTROLABIO

Via Mameli, 8, Villasanta [Milano]

h. 21.30

IL BAULE DI VIV

one woman act

omaggio tributo a Vivien Leigh

con Chiara Daino

testi di Massimo Morasso

regia di Michele D’Anca

http://damascena.wordpress.com/

http://www.brianzateatro.it/www/

 

TRULY MADLY DEEPLY

IN VERO CON FURIA A FONDO

APOCALYPTICA

http://chiaralibre.blogspot.com/2008/02/metallica-unforgiven.html

Si muore. Per i motivi che. Punto. E possiamo dirne e dolerne – accade. A tutti. Tuttavia: morire per il piacere di «darvi ragione» – mi sembra troppo. Mi duole: sono – al di sotto delle vostre aspettative. E – contro ogni aspettativa – sono: ancora qui. E sono passati: anni. Dieci – da quando il mio patrigno vaticinò «deciso decesso di detta daino». E dopo – detto stronzo – nell’ordine: insegnanti, internisti, intimi amici, parenti e passanti. Il che mi ha sempre fatto – ridere. E scrivere: un romanzo che [forse] vi siete persi.
Non pretendo – il Rispetto [che nel mondo, sapete: si muore per molto meno. Per il molto Male]. Un minimo di decenza. Per il privato recente che si piazza: prima di parlare – consulta il tuo cazzo [che *di palle* ne hai poche] e cerca di usare quella *testa* per godere – in silenzio [le perversioni personali]. Io vengo. Dal pianeta di chi: non piange. Solo *per essere* risorge. Solo per scandire – a calci in culo – che non ti voglio: al mio funerale. Nel quando che sia – CHI scrive – non vuole vedere: lo sguardo che schiva. Affondi la lama e poi – chiedi scusa? La donna *lesiva* non china la testa. Inchioda l’iride e badami bene. La parola si paga. Il conto: è aperto

 

C.D.

IL PALCO è NUDO

 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/05/il-palco-e-nudo-di-chiara-daino/

 

Rome: More than Words

LAB

presenta

RAC-CORTI

[Perrone Editore]

http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1219

More than words

per chi e perché:

 la Parola è un (f)atto

presente

IL GIURAMENTO D’IPOCRITA

IL GIURAMENTO D’IPOCRITA

Testo classico

Giuro per Apollo poetico e per Euterpe e per Erato e per Calliope e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie infamie e il mio prevaricare questo giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest’arte in conto di vespasiano e dividerò con Lui i miei mali, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei amici in cambio di favori che vedranno Lui mio eterno debitore, e userò i suoi figli come fantocci, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, incluso richiedere compensi di letto e per scritto. Metterò a parte dei ricatti e delle mediazioni carnali e di tutto ciò che ho pervertito i miei figli, i figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento patetico e nessun altro. Sceglierò il regime per il gusto del pubblico secondo le mie fogne e il mio malcostume, e mi dedicherò al recar danno e offesa. Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcuna dignità morale, e non prenderò mai un’iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurarsi credito. Conserverò falsa e lorda la mia vita e la mia arte. Non loderò mai neppure chi opera al di fuori della cerchia, né cederò il post a chi è inesperto di impostura informatica. In tutti i siti che visiterò entrerò per il male dei colleghi, dedicandomi ad ogni offesa e ad ogni danno volontario, e soprattutto ad atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia master che dominatrix. Tutto ciò ch’io fotterò e mi calerò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei miei contatti con i colleghi, e che NON DEV’ESSERE riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della critica e dell’arte, stimato in perpetuo da tutti i circuiti; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

Testo moderno

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che computo e della finzione che assumo, giuro: di esercitare l’arte in catene e schiavitù di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della faccia, la tutela dello stato fisico e ormonale del maschio e il sollievo della coerenza, cui ispirerò con meschinità e costante perfidia scientifica, culturale e sociale, con ogni mia aberrazione; di non divulgare mai pensieri idonei a provocare deliberatamente un sano confronto; di attenermi alla mia miseria e ai principi perversi della società malpensante, nel disprezzo della vita e della persona, al fine di esercitare tutta la mia ignoranza; di prostituire la mia opera con diligenza, perizia, e convenienza secondo ipotassi e invidia e violando le norme deontologiche che regolano l’esercizio delle arti e quelle giuridiche che risultino in contrasto con gli utili della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità ipocrita e alle mie doti abbiette; di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano consentire il rispetto e la dignità dell’essere umano. Giuro di sputtanare i colleghi in caso di contrasto di opinioni; di ingannare tutti con eguale scempio e crudeltà indipendentemente dal valore che essi dimostrano e prescindendo da ogni giustizia, humanitas, competenza, onestà intellettuale e senso di responsabilità; di prestare assistenza d’urgenza a qualsiasi inferno che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica ostilità, a disposizione del lucifero più potente; di calpestare e impedire in ogni modo il diritto dei giovani alla libera espressione del loro creare, tenuto conto che il rapporto dei veterani con i novizi è fondato sulla paura e sempre sul terrore di essere scavalcati; di osservare il segreto su tutto ciò che corrompo, che rubo o che ho rubato, ucciso o diffamato nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio status; giuro di attenermi all’annientamento sistematico e preventivo.

Lunga vita a Voi!
Sia lunga e infinita ogni giornata.

Chiara Daino

[N.d.A. : Avevi ragione papà: dovevo studiare Medicina. Prima o poi – qualcuno sarebbe passato, sotto i ferri del Mestiere]

Vieni, Maschio, Vieni

FEDELE DI DAMA

galli alla sfida in duelli
si giocano la morte con
rischio d’amore: ils sont

ma io vaglio uomo vivo
che preziosi mi presenti

quando sono in grado
di baciar la mano mossa
intonano garbo di seppia

puro diamante
fedele di dama

a fior di labbra – suona solenne
se: il gatto è pago, il tetto paghi

ruga di donna è
uomo di ghiaccio:
perdiamo tutte il nostro fascino
alla fine – sia goccia sia squadra
l’essenza rimane
il corpo di pietra

*Tiffany*! *Cartier*!

puro diamante è
fedele di dama

*Tiffany*! *Cartier*!

mondo materico
materica monna

vieni maschio vieni
a prendermi: punta!

e tutti tornano vermi dalle loro spose
e quando nelle case tutti tornano serpi

puro diamante resta
il solo fedele di dama

Sparkling Diamonds, Moulin Rouge ST [da Sàrxophone, Chiara Daino]

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