La “Via del Pandeiro” è la Quinta [nota di Fabrizio Casalino]

180px-gurdjieff.pngs_bed350e6b745369590972b1fc6224855.jpg[in foto: G.I. Gurdjieff e Fabrizio Casalino]

Quando si pubblica – non è per tutti. Gusto, acquisto e radici sono fattori variabili. Ognuno ha il suo pubblico [bene o male] e non è patrimonio universale. Come la Natura: così [chi scrive] vuole mettere in circolo l’aria di un respiro privato, perché diventi ossigeno comune. E vento [evento di riflessione] alla luce della Lanterna. Inedito del genovese Fabrizio Casalino: parole nell’etere che si versano nell’altro – ed è saggio condiviso.

Chiara Daino

Non so a cosa ti riferisci, esimia.Se ti riferisci alla possibilità di scrivere un saggio sul tema da te proposto essa non mi spaventa, almeno non tanto da fuggire. Anche perché non riesco praticamente neppure a capire il titolo. Forse dieci anni fa ce l’avrei fatta. Dieci anni e dieci miliardi di miliardi di neuroni fa.
Anche se, a ben guardare neanche allora forse avrei potuto.Datosi che: non è stato facile ma sono riuscito a far sì che la mia ignoranza in fatto di teatro rimanesse assoluta.

Non è stato facile ma ce l’ho fatta.

Detta mia ignoranza può essere paragonata senza timore alla altrettanto mia ignoranza per la poesia, che non è seconda a nessuna ignoranza sino ad oggi conosciuta, fatta eccezione solo per l’ignoranza teatrale di un solo individuo presente in questo universo, individuo che ad un approfondito controllo risulto essere io.

Le due ignoranze di cui vado parlando, la cui magnitudo a stento può essere considerata da un cervello umano, sono – pur se smarginate – contenute all’interno di una ulteriore ignoranza che potrei definire “galattica”, la mia ignoranza dell’arte in genere, ed in particolare di quella pittorica.

Quanto all’uso della parola, a quel proposito ammetto di ricordare qualcosa. Ma è una memoria muscolare.
Ricordo che – quando ancora il mio cervello funzionava – avrei trovato parole degne per esprimere il seguente concetto: l’esistenza è vana. Breve. Folle. Imbarazzante. Fatto sta che a un certo punto devo aver deciso di vivere nel lusso. E l’unico lusso che posso permettermi è lo spreco integrale e sistematico di una intelligenza brillante.

Questo nel caso ti domandassi come ero arrivato a tanto.

Ciò detto, non vedo perché dovrei fuggire.

I sogni di stanotte non me li ricordo. Ma condivido le opinioni del signor Gurdjieff: pur se apparentemente sveglio, so di dormire anche quando deambulo. Svegliarsi, a quanto pare, è un privilegio riservato ad una ristrettissima cerchia di illuminati/scivertatipazzi. Ma dormo, adesso dormo. Dormo il sonno dei giusti? Dormo il sonno che capita?
Se ho difficoltà vuol dire che dormo il sonno degli ingiusti. Dormicchio il sonno degli ingiusti.
‘Notte!

Fabrizio

http://www.myspace.com/fabriziocasalino

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Grenouille: con-testo del suono

Il salto è “dentro al fuoco” – oltre il verbo ristagnante: è per – corso di anafore [che non “ripetono” ma “rendono”]. Lo spartito metrico è volto a coniugare [il giusto legame di giogo] musica sostenuta e testi densi, all’insegna di una potenza espressiva [senza p’arti monche].
Terminologia e tematica non si piegano alla lectio facilior [“si cibava di Sinapsi”/ “Corto Circuito
Lisergico”] : assonanze, rime baciate/incatenate, giochi di parole – sono rimedio e compendio del “textus” teso – come corda.
L’ampio spettro [sia luce sia fantasma] della materia si alterna fra malattia e rabbia, sesso e rimpianto, nostalgia [passate storie] e rabbia [presa di coscienza dell’oggi]. La miscela si sostanzia in un periodo franto e sospeso tra punto di vista, puntini di sospensione, punto e a capo.
Sintomi e bollettini di guerra, con se stessi e con l’altro/altra, che sondano la fenomenologia delle dipendenze [cibo/droga/copula] – alla ricerca dell’unica cura possibile: esorcismo sonoro.

«L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel rappresentare con novità» e re-citando Foscolo, depongo la penna e presto orecchio al palpito: il verde “gracido” [e gravido!] dei Grenouille

 http://www.myspace.com/grenouillemusic  


IO TE MILANO E L’ANORESSIA
(Una storia molto complicata finita male)
È una spirale da cui non esco
Ti dovrei odiare ma non ci riesco
Ti dovrei amare ma non posso adesso
È una spirale da cui non escoSe solo fossi stato il primo sarebbe stato un peso in meno
È una spirale da cui non esco
Ti dovrei odiare ma non ci riesco
Ti dovrei amare ma non ho successo
Ti dovrei odiare ma non ce la faccio adesso
Se solo fossi stato il primo sarebbe stato un peso in meno
invece il mio destino è appeso a un filo
Se solo fossi stato il primo sarebbe stato un peso in meno
invece il mio destino è il figlio numero Zero 

 Ringrazio Marco Bugatti [voce/chitarra] per i testi con-sentiti con-divisi.

Chiara Daino